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BAU MIAO

LA CACCIA, UN HOBBY ANACRONISTICO E SENZA SENSO, COMPRESA QUELLA DI SELEZIONE – di Stefano Bovone

2 Dicembre 2011 REDAZIONE BAU MIAO, RUBRICHE 133

Nel XXI secolo ci sono persone  che sostengono che l’attività venatoria ricopra un ruolo ancora importante per la società, una pratica purtroppo appoggiata in molti casi dalle istituzioni che, per non perdere la ridicola tassa versata, svendono il nostro territorio e le nostre biodiversità.
Ogni anno nel mondo si perdono decine di specie animali a causa dei danni che molti cacciatori, in veste di bracconieri, provocano.
Dando per scontato che la caccia normale sia ormai solo un sadico passatempo senza più nessuna giustificazione sociale e senza più nessun motivo di esistere, se non il permettere di continuare a giocare con i fucili ad uno sparuto numero di persone, andiamo ad analizzare la caccia di selezione.
Serve davvero questo tipo di attività per controllare i fragili equilibri che regolano l’andamento della natura?
Sembra di no!
Recenti studi di ricercatori hanno evidenziato il fatto che dove non è presente l’attività venatoria gli animali “nocivi” sono in numero assai minore.
Analizziamo questo dato e cerchiamo di darne una spiegazione. Una delle possibili cause potrebbe essere il fatto che in natura gli animali si autoregolano, cioè raggiunto il numero massimo di capi che un areale può soddisfare come risorse alimentari e in mancanza di predatori, le femmine partoriscono meno prole, questo è un fenomeno accertato e documentato e che succede in moltissime specie.
Altra possibile risposta, molto probabile, è che dove si svolge attività venatoria, gli animali nocivi siano rilasciati e foraggiati volontariamente per creare quel sistema perverso che vedrebbe i cacciatori come unica soluzione al problema.
La legge prevede che, dove sussistono problemi oggettivi di danni provocati dalla fauna selvatica, le istituzioni debbano intervenire per arginarli, approntando una serie di strategie e poi solo in “extrema ratio” sentito il parere dell’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale) procedere all’abbattimento.
In molti casi questo non avviene e si procede alla mattanza come “prima ratio” senza preoccuparsi neppure del parere dell’Ispra che, tra l’altro, non è nemmeno vincolante.
Si va a creare quindi un meccanismo vizioso che permette ai cacciatori di selezione di praticare in qualsiasi momento dell’anno la loro passione e permette anche di guadagnare parecchio, soprattutto come ATC (Ambiente territoriali caccia) gestiti regolarmente dalle associazioni venatorie.
Il giro di denaro derivato da tutto questo è assai elevato finalizzato però sempre alla repressione e mai alla prevenzione.
Le Province pagano parecchi soldi ogni anno, come rimborso ai contadini, per i danni subiti dagli “animali nocivi” e per gli incidenti provocati da questi, ma non investono o investono ridicole somme per la prevenzione che a lungo termine porterebbe sicuramente a risultati migliori.
Non sono usati nè promossi i dissuasori acustici e le recinzioni elettrificate che hanno riportato ottimi risultati dove sono stati utilizzati, non vi è una pianificazione stradale che tiene conto delle reali necessità degli animali di attraversarle, costruendo attraversamenti per la fauna selvatica e non vengono posizionati i dissuasori luminosi ai margini della carreggiate.
Questi sono solo alcuni dei piccoli accorgimenti che si potrebbero utilizzare per evitare di risarcire successivamente i danni e per evitare che intere specie vengano additate come “nocive”.
Vero sarebbe però che, se si iniziasse a fare una politica di prevenzione e non di repressione, tutto quel 1% di popolazione che si diverte a scorrazzare armata facendo incetta di selvaggina perderebbe la possibilità di praticare il proprio hobby.
Non importa se questo provoca inquinamento nelle campagne per il piombo delle munizioni o se le persone non possono uscire nel cortile di casa per la guerra armata a cui devono assistere indifesi o se annualmente parecchi sono gli incidenti che provocano centinaia di feriti e decine di morti, per non parlare dell’ecatombe degli animali che ogni anno si contano in centinaia di milioni solo in Italia. Tutte queste, ovviamente, sono inezie paragonate al sano hobby del cacciatore!

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