Alessandria – Bilancio di grandi numeri quello ottenuto dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Alessandria a conclusione di articolate e complesse indagini, durate più di un anno, nei confronti di quattro società, dislocate nelle province di Alessandria, Torino e Milano, operanti nel settore del commercio dei rottami metallici: più di 50 milioni di euro gli importi evasi, 40 le persone denunciate all’Autorità Giudiziaria per reati tributari e violazioni in materia ambientale.
Le attività investigative hanno in particolare consentito di svelare l’intreccio criminoso tra le quattro società coinvolte dalle indagini, fatto soprattutto di false fatturazioni, delle quali un’impresa alessandrina era la principale utilizzatrice e beneficiaria, al fine di abbattere i propri costi ed essere più competitiva sul mercato. La ricostruzione del vorticoso giro di fatture false, riuscita attraverso copiose e minuziose indagini finanziarie nonché con l’esecuzione di diverse perquisizioni e sequestri, ha quantificato in oltre 3 milioni di euro gli importi che la ditta di Alessandria ha indebitamente dedotto dal proprio reddito. Denunciati per frode fiscale mediante emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti i rappresentanti legali delle quattro società coinvolte.
In alcuni casi, le false fatturazioni servivano anche a dare copertura cartolare ad acquisti “in nero”, effettuati principalmente presso soggetti privati privi delle necessarie autorizzazioni per svolgere l’attività di raccolta, trasporto e commercio di rottami. Nei confronti di questi ultimi, compiutamente individuati e identificati, segnalati all’Autorità Giudiziaria per traffico illecito di rifiuti ai sensi dell’art. 256 del Testo Unico in materia ambientale, si procederà anche per il recupero delle imposte dovute, avendo evidentemente omesso ogni tipo di obbligo fiscale.
Una delle imprese coinvolte, infine, con sede alle porte di Milano ha inoltre indebitamente portato in deduzione dal proprio reddito, tra il 2007 e il 2010, più di 50 milioni di euro, simulando una serie di acquisti effettuati presso soggetti privati di cui i responsabili della società non sono stati in grado di fornire alcuna prova circa l’effettiva esistenza. Gli stessi responsabili della società sono stati quindi denunciati per aver presentato fraudolente dichiarazioni delle imposte attraverso false annotazioni contabili. Per gli aspetti amministrativi, relativi al recupero a tassazione degli importi così evasi, è stato invece interessato con apposita segnalazione il reparto del Corpo territorialmente competente.

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