Alessandria – Il sostituto procuratore della repubblica Giancarlo Vona ha sentenziato che Andrea Piculla, il parà della Folgore di 25 anni che abitava a Cassano Spinola coi suoi e che prestava servizio in Afghanistan, morto a inizio dicembre 2010 dopo essere precipitato dal quinto piano del palazzo Simaf in costruzione in via Pietro Isola a Novi, non è stato ucciso e nessuno è responsabile del suo decesso. A nulla sono valse le osservazioni in merito al fatto che il cadavere sia stato scoperto dodici ore dopo il decesso, che Piculla stava benissimo ed aveva appena festeggiato il suo onomastico con gli amici, che si stesse preparando per un’altra importante missione in Afganistan, che sul terrazzo da dove è caduto ci fossero impronte di piedi in posizione molto strana, che la caduta è risultata essere anomala per un parà e l’impatto col terreno scomposto, per il fatto che un suo amico avesse confidato ad una persona molto vicina ad Andrea: “l’hanno buttato lì” alludendo al cadavere. E chi l’avrebbe “buttato lì”? Niente, tutte queste ombre sono d’incanto svanite ed il caso è chiuso. Secondo i giudici non sarebbero emersi elementi che confermino l’omicidio: sul terreno accanto al corpo del parà non sono state trovate altre impronte al di fuori della sue, l’autopsia ha rinvenuto nel suo corpo un tasso alcolico molto alto, aveva interrotto il rapporto con la fidanzata, la telecamera installata nel luogo della tragedia ha registrato l’arrivo di una sola auto, quella di Piculla. I genitori, assistiti da Vincenzo Ferrarese, avevano chiesto di fare chiarezza sulla morte del figlio che aveva trascorso la serata prima della tragedia in una discoteca e appariva sereno e dopo un volo di una quindicina di metri, che gli aveva causato fratture mortali, inspiegabilmente non presentava alcuna lesione al volto sebbene pare fosse caduto in avanti. Dura lex sed lex.

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