
ANCORA INCONTRI TRA SINDACATI, REGIONE E FONTI FEJA PER VENIRE A CAPO DI UNA SITUAZIONE CHE APPARE SEGNATA
di Anna Briano
Castelletto d’Orba (AL) – È previsto per oggi l’incontro sindacale all’Unione Industriale di Alessandria tra Cgil e Cisl e la società Terme di Fonti Feja Srl, che dovrebbe decidere il futuro della storica attività di imbottigliamento e la sorte di 17 lavoratori di cui uno prossimo alla pensione. Si tende per ora a prorogare la cassa integrazione in deroga, mentre l’azienda non è in grado di pagare il Tfr. L’azienda aveva fissato il primo incontro, dopo l’assemblea pubblica di ottobre, il 16 novembre, già rinviato due volte. Fonti Feja Srl, la storica azienda di imbottigliamento dell’acqua di Castelletto d’Orba non è ancora fallita ma è chiusa da due anni coi 17 dipendenti in cassa integrazione che scadrà il 31 dicembre. La crisi si è aperta nel 2010 quando la Coalto Spa di Torino, proprietaria dell’azienda di Castelletto d’Otba, chiuse lo stabilimento a causa di una grave crisi di liquidità, ricorrendo allo strumento degli ammortizzatori sociali per i dipendenti. “Ho già parlato con l’assessore regionale al lavoro Claudia Porchietto – ha detto Rocchino Muliere, consigliere regionale del PD che ha preso a cuore la vicenda – sulla possibilità di proroga della cassa integrazione per altri quattro mesi”. Muliere si farà carico di trattare in Regione Piemonte anche il rinnovo della concessione, ormai scaduta, per l’imbottigliamento: “Gli strumenti della Regione sono solo amministrativi e non economici – ha detto Muliere – ed il problema di Fonti Feja è principalmente economico per cui serve soprattutto un’iniezione di liquidità”. A Castelletto d’Orba c’è molta preoccupazione per le sorte della Fonti Feja, la cui sopravvivenza sta a cuore un po’ a tutti. Nata in paese nel 1948 riprendendo un’antichissima tradizione che fa del ridente centro del Basso Monferrato, a metà strada tra Novi Ligure e Ovada, una piccola capitale di sorgenti naturali di acque minerali, già famosa dal ‘700 grazie all’interesse dimostrato dall’impero napoleonico per conto dell’allora governatore di Savona che ne apprezzava la qualità e le loro proprietà terapeutiche, Fonti Feja è diventata leader nell’imbottigliamento dell’acqua di qualità. Dopo una prima gestione da parte della famiglia Raffo di Milano, negli anni sessanta passava ad una cordata di grossisti capitanata da Mario Confalonieri di Seregno per poi essere rilevata nel 2005 da Coalto Spa di Torino, leader nel settore immobiliare, giunta a Castelletto d’Orba con l’intenzione di partire da Fonti Feja per arrivare alla realizzazione d’un resort delle terme, una struttura polivalente comprendente più servizi offerti al cliente, oltre al normale alloggio ed al relax. Fonti Feja non era il fine ma il mezzo per arrivare ad un insediamento alberghiero e termale ad alto livello, probabilmente in accordo con l’amministrazione comunale castellettese appena insediata. All’inizio il piano di rinnovamento sembrava funzionare, la nuova proprietà in poco tempo aveva aumentato il fatturato dopo aver rinnovato la linea di imbottigliamento in plastica. Aveva anche ottenuto la certificazione di eccellenza e salubrità per le quattro fonti: Feja, Sovrana, San Rocco e Augusta. Inoltre aveva allargato la distribuzione dall’ambito locale a tutto il Nord Italia, e all’estero, mentre si apprestava a ristrutturare la linea in vetro. Ma sull’acqua il fatturato è relativo perché si guadagna poco e bisogna fare grandi numeri per avere degli utili sufficienti. Inoltre Coalto Spa non è un’azienda di gazzosai come quella di Confalonieri di Seregno, non conosce il mercato dell’acqua ed i grandi investimenti fatti nella direzione sbagliata hanno generato la crisi di oggi. Fonti Feja ora potrebbe fallire e, a due anni dalla chiusura, gli innumerevoli incontri tra i sindacati e la proprietà non hanno sortito gli effetti sperati. “Il problema immediato – ha detto il sindaco di Castelletto d’Orba Federico Fornaro – è quello di firmare il decreto per la cassa in deroga che consenta una certa tranquillità ai dipendenti Feja ancora per qualche mese. Nel frattempo metteremo in campo tutti gli strumenti possibili per tentare il salvataggio e trovare un socio di capitali”. Infatti le promesse di Coalto Spa in merito a presunti acquirenti che poi si sono rivelate prive di ogni fondamento non hanno fatto altro che aumentare l’amarezza dei dipendenti, delle loro famiglie e di tutti i castellettesi che considerano la Fonti Feja parte integrante della tradizione di un paese intero. Dopo l’ennesimo, mancato incontro di giovedì 15 novembre all’Unione Industriale di Alessandria tra la proprietà e i sindacati per la presentazione del piano di ripresa dell’azienda, l’appuntamento è slittato a martedì 27 novembre, sempre nella sede dell’Unione Industriale di Alessandria. Intanto il Comune di Castelletto d’Orba, che è creditore di Fonti Feja Srl per 80.000 euro, ha emesso decreto ingiuntivo. Il sindaco Fornaro, che è amministratore scrupoloso, deve far quadrare il bilancio e per un paese di 2000 abitanti anche 80.000 hanno il loro peso.

Leave a Reply
Devi essere connesso per inviare un commento.