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PRIMO PIANO

IL PROCURATORE GENERALE MADDALENA SENTE “PUZZA DI ‘NDRANGHETA”

13 Novembre 2013 REDAZIONE PRIMO PIANO 172


Marcello MaddalenaANCORA GUAI PER L’ALESSANDRINO GIUSEPPE CARIDI ED I SUOI AMICI ACCUSATI DI APPARTENERE ALLA ‘NDRANGHETA. L’EX CONSIGLIERE COMUNALE DEL PDL (GIUNTA FABBIO 2007-2012), ASSOLTO IN PRIMO GRADO, RISCHIA LA CONDANNA IN APPELLO

di Anna Briano
Tori
Giuseppe Caridino – Secondo il procuratore generale Marcello Maddalena in Corte d’Appello gli imputati dell’operazione “Albachiara” potrebbero essere esponenti della ’Ndrangheta e devono essere giudicati. È infatti incominciato il processo di Appello per i 16 imputati raggiunti dall’ordinanza Albachiara. I magistrati torinesi sono convinti che la criminalità calabrese abbia esteso i suoi tentacoli nei territori del basso Piemonte, nonostante le assoluzioni per non aver commesso il fatto arrivate dal primo grado di giudizio. Nell’udienza di venerdì scorso – alla presenza in aula di Marcello Maddalena, Procuratore Generale di Torino – la Procura Generale per voce del Pm Antonio Malagnino ha chiesto alla corte che venissero acquisite una serie di sentenze sulla ‘Ndrangheta con l’obiettivo di testimoniare l’unitarietà di questa organizzazione e che, quella del basso Piemonte, con sede a Bosco Marengo, si deve considerare come un’articolazione del sistema di locali sparse per tutta Italia. La vicenda di Giuseppe Caridi, 58 anni originario di Taurianova (RC), consigliere comunale del Pdl quando sindaco era Piercarlo Fabbio, presidente della Commissione “Politiche del Territorio” si complica dopo l’assoluzione in primo grado dell’anno scorso. Arrestato il 20 giugno del 2011 nell’ambito dell’operazione “Maglio” contro la ‘Ndrangheta nel Basso Piemonte, di professione calzolaio, Caridi risultava tra le persone colpite da provvedimento giudiziario perché, secondo gli inquirenti, sarebbe stato “nominato” ufficialmente “picciotto” in una cerimonia che si sarebbe svolta a casa sua ad Alessandria. Il referente in zona sarebbe stato Bruno Francesco Pronestì di 62 anni, residente a Bosco Marengo, colpito anche lui da ordinanza di custodia cautelare. L’indagine, nell’ambito dell’operazione “Albachiara”, tendeva a fare emergere l’esistenza e l’operatività di una “Locale” di ‘Ndrangheta nella nostra provincia, collegata alle strutture di vertice dell’organizzazione calabrese, caratterizzata da tutti gli elementi tipici del gruppo di riferimento, riti di affiliazione, “cariche”, impermeabilità verso l’esterno ottenuta anche con l’utilizzo di linguaggi convenzionali e disponibilità di armi. Gli altri arrestati, oltre a Caridi e Pronestì, sono stati: Francesco Guerrisi, 34 anni; Domenico Persico, 62 anni; Sergio Romeo, 47 anni, Romeo Rea, 49 anni; Antonio Maiolo, 71 anni, tutti assolti in primo grado eccetto Bruno Pronestì, condannato  a un anno e sei mesi per il possesso di una pistola non registrata. I Carabinieri avevano documentato che nell’abitazione di Caridi s’era tenuta la cerimonia di attribuzione della dote di “Santa” ad alcuni degli affiliati. Secondo quanto emerso dall’inchiesta dei Carabinieri, vi sono tracce dell’esistenza della “Locale” nel Basso Piemonte almeno dal 2010. I primi riscontri derivano dalle intercettazioni ambientali effettuate nell’ambito nell’operazione “Il Crimine” del luglio 2010 dalla Procura di Reggio Calabria, in cui erano rimaste coinvolte 300 persone. In particolare, era stato documentato un incontro avvenuto il 30 agosto 2009 all’interno di un agrumeto di Rosarno (Reggio Calabria) tra il capo della ‘Ndrina incaricata di eseguire le azioni violente sul territorio, Domenico Oppedisano, e due delle persone arrestate in Piemonte: Rocco Zangra’ e Michele Gariuolo. In quell’incontro era stata ipotizzata la costituzione di nuove Locali  di ‘Ndrangheta in Piemonte fra le quali quella in provincia di Alessandria. Proprio in quel frangente era emerso il ruolo di vertice della struttura piemontese di Pronestì, il quale – da quanto riferiscono gli investigatori – comminava sanzioni agli altri associati a lui subordinati, dirimeva i contrasti interni ed esterni al sodalizio e curava i rapporti con le altre articolazioni dell’organizzazione. La Locale fu insediata con centro a Novi Ligure. I 19 arrestati, tra cui il Caridi, indagati per associazione di tipo mafioso, in forza di un’operazione dei carabinieri del Ros nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del di Torino su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, sono ritenuti gli esponenti di vertice di proiezioni delle cosche della ‘Ndrangheta reggina in Piemonte. Le indagini hanno consentito di documentare le dinamiche associative di alcune ‘Ndrine attive ad Asti, Alba (CN) Sommariva Bosco (CN) e Novi Ligure (AL) che, riproducendo il modello organizzativo dell’area calabrese di origine, si collocavano all’interno del locale del Basso Piemonte.

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