
INTANTO IL MINISTRO LUPI “REGALA” L’AUTOSTRADA ORTE-MESTRE ALL’EX AMICO DI ANDREOTTI.

di Andrea Guenna
Alessandria – La tinta bionda saltellante Manuela Repetti da Novi, alias “Panetta”, ex comunista, figlia di uno che ha fatto i soldi quando a Novi comandavano i comunisti, tale Panetto, e fidanzata del post comunista camerlengo del Cavaliere – un cavaliere però con macchia e con paura, pur senza prostata -, ha radunato i principali esponenti regionali del Pdl ad Alessandria in una rimpatriata che si è svolta lunedì sera, tutti impegnati a caricare le truppe cammellate in vista dello scontro finale di sabato al Consiglio Nazionale. C’erano anche i vari Piercarlo Fabbio, l’ex sindaco di Alessandria, e Massimo Berutti, attuale sindaco di Tortona che vive sotto la cappella dell’eterno assessore regionale Ugo Cavallera da Bosco Marengo, l’ex tecnico dell’Enel amico del vescovo, sempre pronto a ricevere i deferenti saluti dei soliti leccaculo. Fernandel-Cavallera, insieme al vicepresidente della Regione Piemonte Gilberto Pichetto leader dei pasdaran berlusconiani, ha fatto capire a tutti che è pronto a qualsiasi presa di posizione…, purché gli garantisca un aumento di potere, aggiunge il mio amico Maligno. Nel mucchio c’era anche uno dei tanti vanverologi del Pdl, Bartolomeo Giachino, una presenza che non è passata inosservata poiché da tempo gravita nell’orbita di Vito Bonsignore che, com’è noto, è schierato con Angelino Alfano tra gli “innovatori”. Don Vito, dopo la miracolosa nomina a sottosegretario al “poco o nulla” (praticamente senza deleghe) nell’ultimo governo del Cavaliere, è stato preso in carico dal ministro dei trasporti Maurizio Lupi, ciellino di ferro, esponente della prima linea dei “governisti”. Qui da noi si sta passando a Vito Bonsignore, il finanziere-costruttore-politico che per primo ha presentato un progetto per l’autostrada Orte-Mestre, assicurandosi il diritto di prelazione al momento della gara europea. Il suo amico Lupi gli ha “regalato” l’autostrada che alla fine della fiera, se tutto va bene, costerà 4 miliardi in più dello stretto di Messina, a patto che l’avessero fatto. Il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha dato il via libera al progetto che sembrava esaurito per auto-consunzione, eroso dalla crisi e dalla mancanza di soldi, e che a sorpresa, invece, torna all’onor (o all’horror) del mondo nonostante i costi proibitivi. I lavori dovrebbero partire fra due anni per finire nel 2021. Ma non ci crede nessuno perché sotto sotto i bene informati temono che l’Italia dichiarerà bancarotta prima che Don Vito finisca l’autostrada. Di certo c’è solo il fatto che quei 380 chilometri di asfalto in 5 regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia e Veneto) costeranno quasi 10 miliardi di euro (quasi 30 milioni a chilometro), soldi che, contrariamente a quanto dichiarato, saranno sborsati da noi contribuenti, e il debito dello Stato peserà sui conti per almeno un quindicennio. Altro che pagato dai privati con il project financing. La gara sarà indetta tenendo come punto di riferimento proprio la proposta di Bonsignore (ma va?) e nel caso in cui qualcuno riuscisse ad offrire condizioni migliori, lo stesso Bonsignore avrà diritto all’ultima parola. Lui è uno che di queste cose si intende, infatti è stato tra i protagonisti della Tangentopoli di vent’anni fa e vanta una sfilza di procedimenti giudiziari lunga mezza pagina: oltre che, come abbiamo visto, condannato in via definitiva a 2 anni per corruzione e turbativa d’asta, compare nella lista dei cittadini italiani esportatori di capitali in Liechtenstein, ed è anche tra i fondatori dell’Udc della premiata ditta Caltagirone-Casini-Vietti, con Vietti, anche lui, nelle grane per una brutta storia di riciclaggio che vede coinvolta la sua società di consulenze e, personalmente, sua figlia. E nonostante questo continua ad essere il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ovvero il vice del Capo dello Stato! Sì, avete capito bene, siamo alle solite, siamo nel gorgo della solita melma italica dove ci capisce solo chi ha interesse che le acque restino torbide. Alla fine, a rimetterci come al solito, saremo noi cittadini e automobilisti che fino ad ora siamo stati abituati a viaggiare gratis su quel tragitto, mentre in futuro dovremo contribuire con il pagamento di pedaggi autostradali che per circa mezzo secolo andranno nelle casse della società concessionaria dell’opera.

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