Alessandria – Non nasconde la soddisfazione Catia Malavenda, avvocato del giornalista e conduttore televisivo di “Servizio pubblico” su La7, Michele Santoro, una vera e propria esperta nazionale nelle cause per diffamazione, che ha ottenuto, venerdì 25 ottobre, dal giudice monocratico del Tribunale di Aosta, Davide Paladino, l’assoluzione per «non aver commesso il fatto» per il suo cliente, dall’accusa di diffamazione rivoltagli da Mario Gatto, ex dirigente piemontese di “Forza Italia” ed ora noto nella nostra città per essere il presidente di Globosconsumatori, l’associazione in difesa dei consumatori che si sta occupando in questo momento del Velo OK. I fatti contestati risalgono al 16 ottobre 2008, quando Gatto era residente a Courmayeur e per questo motivo il processo è stato celebrato ad Aosta: nella puntata di “Annozero” intitolata “Chi perde paga”, il talk show politico in onda su “Rai2” che Santoro conduceva ogni giovedì, venne trasmesso un servizio di Corrado Formigli, che ora conduce “Piazzapulita” su “La7”, anche lui presente ad Aosta, dove Carmelo Tomasello, ex vice sindaco di Legnano, località dell’hinterland milanese, aveva raccontato di aver girato parte di una tangente da 180.000 euro a Mario Gatto che, in cambio, gli doveva procurare un appuntamento con l’allora ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. Nel 2012 Tomasello è stato citato in giudizio dallo stesso Gatto, e condannato per diffamazione ad un risarcimento di 25.000 euro nei confronti di Gatto ed una pena, sospesa, di sei mesi di carcere, mentre il 27 giugno scorso, con un rinvio, era iniziato il processo ai danni di Santoro che ha visto, nelle udienze successive, la presenza, tra gli altri, di Antonio Marano, vice direttore generale della “Rai”, e, nella giornata finale del 25 ottobre, anche di Mauro Masi, allora direttore generale della “Rai” che aveva criticato, in una telefonata trasmessa in diretta nella trasmissione, proprio “Annozero”. Santoro, che era accompagnato dall’amico e collega Sandro Ruotolo, anche lui ascoltato come testimone, si è detto «molto stanco» della vicenda. Il pubblico ministero Pasquale Longarini ha chiesto l’assoluzione del conduttore televisivo in quanto non è stato dimostrato che Santoro potesse conoscere il contenuto dell’intervista di Formigli prima della sua messa in onda: «il Tribunale di Aosta ha giustamente riconosciuto – aggiunge Catia Malavenda – che il conduttore non risponde delle cose che vengono mandate in onda nel suo programma ed ha accettato la tesi che non è stato provato che Michele Santoro avesse visto il servizio in questione».

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