

SVICOLONE, L’UNICO PUMA CON LA CRINIERA BLU – D’ANGELO, VA AVANTI TU CHE A ME VIEN DA RIDERE! – PROSSIMO CAPITOLO: LA CRONISTORIA DI UN BLUFF
A PIE’ D’ARTICOLO IL CALENDARIO COMPLETO E AGGIORNATO. IN ZONA GRIGIA DI GIMMY BARCO LE SCHEDE E I GRAFICI DI RENDIMENTO DEI GRIGI
dal Mocca di Alessandria – Per capire quanto siamo stati superficiali bisogna riavvolgere il nastro e ripartire da quel maledetto aprile 2012, mese in cui si erano appena insediati i quadriunviri Pavignano (neo presidente dell’Alessandria Calcio), Capra (maggior azionista), Bianchi (azionista attraverso la moglie), Bonanno (azionista con delega a Marcellini a far disastri) con l’aggiunta di Camagna (azionista facente funzione).
In quel tempo eravamo in C2, la situazione economica del club era in via di risanamento grazie soprattutto ai contributi arrivati dalla politica, i giocatori (quasi tutti) più esosi nel precedente mercato di gennaio erano stati appoggiati ad altri; la classifica, dopo un girone d’andata disastroso, era stata rimessa in sesto dal buon Sonzogni il quale aveva pure rimesso in carreggiata un gruppo recalcitrante e rissoso, tra DS e staff si spendeva meno di un club di bassa classifica di serie D e, a coronamento di tutto, 32 punti nel girone di ritorno nonostante le ultime partite giocate senza pensieri (diciamo così). Sarebbe bastato magari prendere come falsa riga l’operazione del dicembre- gennaio precedente, tre- quattro innesti mirati di giovane età, lasciar dove stava Ferretti il capocannoniere del girone, blindare Sonzogni uomo indubbiamente di calcio, individuare un allenatore giovane e motivato per la panchina (un Asta qualunque, il primo che mi viene in mente), confermare il DS che aveva piazzato i senatori e costava sei volte meno (avete letto bene, Danna sarebbe costato un sesto di Menegatti), terminare l’opera di aggiustamento dei conti e farsi le ossa nel calcio professionistico. Ricetta troppo facile per questi piccoli Galliani della plaga mandrogna, come dare ad un cuoco stellato la gestione della mensa aziendale dei Ferrovieri. Ma vediamo cosa è riuscito a combinare in soli otto mesi questo gruppo dirigente salutato dall’immarcescibile Penna Cadente con la frase di benvenuto: “Arrivano gli alessandrini”…, prima della fuga. Ci hanno promesso una grande squadra senza i “pacchi” di Cardini, e invece hanno costruito un collettivo modesto e raccogliticcio, allungando i contratti dei “pacchi”. Ci hanno spiegato con fare ammiccante che sarebbe arrivato come DS uno fra Zocchi e Braghin, ma poi Marcellini ha scelto Menegatti (detto Bella Stella, Svicolone, Tintoretto ecc…) maggiordomo di Zocchi e braccio armato di una società di procuratori. Hanno quindi consentito alla Pro Patria di vincere finalmente il campionato liberandola di mister Scusatis sotto contratto assumendolo a loro volta. Hanno commesso una serie infinita di orrori (errori sarebbe un eufemismo) di mercato senza ingaggiare uno straccio di giovane di prospettiva. Ma il capolavoro arriva nel novembre scorso, quando ci vogliono far credere di aver sbagliato i conti (è il colmo, con due commercialisti nel CDA) e che di lì a poco avrebbero messo in liquidazione l’Alessandria Calcio, quasi fosse una municipalizzata qualsiasi. Della serie: se un’azienda, furbi come siamo, non riusciamo a gestirla noi, non ci riesce nessuno e tanto vale chiuderla. Certo, se ci siamo trovati con Bella Stella DS, Scusatis allenatore, Bidonè suo secondo, Gambaretti e Degano titolari e la faccia di Gattopardon Pavignano sui manifesti celebrativi, il tutto proprio nell’anno del Centenario dei Grigi, un pensierino alla liquidazione della Società era pure legittimo. Poi, a gennaio, arriva Di Masi, la liquidazione è scongiurata ma i problemi di uomini e di scelte fatte da quella dirigenza sono sempre lì a testimonianza del fatto che nel calcio gli errori si materializzano e si pagano soprattutto negli anni e non solo nelle settimane a venire. Ma sapete qual è il lato farsesco di tutto ciò? Che chi ha, non solo il diritto, bensì il dovere di critica (la stampa sportiva locale), non si è mai posta il problema lasciando che certi dirigenti e certi addetti ai lavori facessero la lo comparsata in un ambiente che ha significato qualcosa nella storia del nostro calcio nazionale, ha permesso senza batter ciglio che qualcuno senza cultura sportiva giocasse a fare il dirigente e si pavoneggiasse in tribuna vip, e qualcun altro, magari per conto terzi, spogliasse questa piazza calcistica di risorse economiche facendoci diventare la barzelletta della Serie C. Poi sono arrivato io, Cichinisio (che non sono lo scemo del villaggio ma, semmai, un geniale villano), e gli scoop, quelli veri, sono venuti fuori e adesso mi leggono tutti, ma proprio tutti, con numeri che certa carta stampata si sogna. E non temo di scrivere la verità: qualcuno se ne è già andato e qualcun altro se ne andrà, anzi, scapperà di notte perché si possono prendere per i fondelli i giornalisti del Cerchietto Magico con Penna Cadente in testa ma non si può carpire impunemente la buona fede di un popolo di tifosi, di sportivi e di una città che chiedono solo cose fatte bene con professionalità ed equilibrio. Di Masi ha ricevuto dalla vecchia dirigenza merce irrimediabilmente avariata da “non scelte” cervellotiche fatte da presuntuosi parvenu di questo mondo sportivo, ora dovrà usare la mannaia perché, penso, il prodotto calcio è la ragione sociale dei Grigi, e lì si gioca il futuro di questo club. Adesso impariamo a vincere preparandoci, facendo le cose per bene, un passo alla volta, lasciando perdere le frasi fatte; chi c’è, c’è, gli altri facciano come credano. Nel drammatico dopo partita di Cuneo, l’unico che ha retto il colpo come tipico uomo di calcio è stato Taddei che ha detto le cose che avremmo voluto sentir dire dal DS il quale invece per l’occasione è svicolato via con la sua criniera technicolor, Svicolone e Tintoretto, appunto.




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