
Novi Ligure (AL) – Dopo anni di indagine, una richiesta di condanna da parte del Pm Vona a tre anni e mezzo di carcere per Giovanni Repetti (nella foto), una perizia che non c’è ed un palazzo costruito, secondo gli inquirenti, senza rispettare le cubature, si è sgonfiato il “Processo Simaf” grazie ad una sentenza “a sorpresa” del giudice Gianluigi Zulian perché il fatto non sussiste. In sostanza la tesi dell’accusa sulla costruzione del palazzone di Via Isola a Novi non avrebbe trovato riscontri durante il processo in quanto è emerso che l’imprenditore Giovanni Repetti, titolare della Simaf, Agostino Dellacasa, direttore dei lavori, Maria Rosa Serra e Paolo Ravera, dirigenti del Comune, non sono colpevoli dei reati di cui dovevano rispondere, cioè falso e abuso d’ufficio. Secondo la procura invece (pm Giancarlo Vona), l’edificio era stato realizzato con una cubatura maggiore rispetto a quella consentita, cioè i 12.500 metri cubi del preesistente ex consorzio agrario, e gli imputati dovevano essere condannati a pene comprese tra sei mesi e tre anni e sei mesi. Le motivazioni della sentenza non sono ancora note mentre l’avvocato Mario Boccassi legale del Repetti si è affrettato a dichiarare: “Le varie perizie di parte hanno fatto emergere che i 12.500 metri cubi calcolati dal consulente dell’accusa non erano affatto corretti. Troppi gli errori del tecnico del pm, a cominciare dal calcolo della superfice dell’area interessata, indicata in 4200 metri quadri quando era invece di 3500. Il Tar, il Tribunale del riesame, la Cassazione, il gup e persino il pm hanno tutti ammesso che le volumetrie non sono state verificate. Repetti non ne poteva sapere di più dei tecnici, per questo va assolto”. Resta una domanda che attende risposta: come fa il giudice ad assolvere il Repetti se il pm aveva chiesto per lui una pena di tre anni e mezzo, fuori dalla condizionale? A chi scrive sembra una decisione molto strana. Aspettiamo comunque le motivazioni della sentenza per capire di più.

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