
Torino – Stephan Schmidheiny (nella foto), l’ultimo amministratore delegato dell’Eternit che aveva un importante stabilimento a Casale Monferrato, è stato paragonato ad un terrorista e ad un serial killer. Emerge chiaramente dal dossier con le nuove accuse mosse dalla Procura di Torino per i morti di amianto per mano dei pm Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, che avevano ottenuto in secondo grado la sua condanna a 18 anni di carcere per “disastro ambientale doloso”. I due inquirenti torinesi lo accusano dell’omicidio volontario di 213 persone, tra operai e residenti nelle zone contaminate dall’Eternit, in particolare a Casale Monferrato. Uccisi dai mesoteliomi ai polmoni, sprigionati dalle polveri killer sospese nell’aria. L’imputazione è stata formalizzata nei giorni scorsi con l’invio al legale di Schmidheiny, l’avvocato Astolfo Di Amato, dell’avviso di chiusura indagini per l’inchiesta chiamata “Eternit bis”, che trae le sue origini dalle motivazioni contenute nella sentenza della corte d’Appello di Torino, pronunciata lo scorso anno. Una sentenza che determinò una svolta giuridica epocale affermando che il magnate agì sotto il profilo oggettivo con un dolo diretto, conoscendo a fondo i rischi dell’amianto e mise in atto una “strategia di disinformazione sui rischi della produzione e commercializzazione dei manufatti con l’obiettivo di tranquillizzare i lavoratori e gli acquirenti dei prodotti Eternit e mantenere i livelli di redditività”. Per i pm torinesi i 213 omicidi sarebbero tutti riconducibili all’azione micidiale dell’amianto utilizzato nella realizzazione dei prodotti Etenit in un di tempo che va dal 1989, primo caso accertato di morte, fino ai decessi accertati nel 2013. Ora il reato contestato a Stephan Schmidheiny non è più quelo di “disastro ambientale doloso” ma di “omicidio doloso plurimo” di cui dovrà occuparsi la Corte d’Assise.

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