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TUTTI PARLANO DI MULTIUTILITY, MA DI AMIU NON PARLA PIÙ NESSUNO: COME MAI?

29 Luglio 2014 REDAZIONE PRIMO PIANO 90

TUTTI PARLANO DI MULTIUTILITY, MA DI AMIU NON PARLA PIÙ NESSUNO: COME MAI?

Alessandria (Andrea Guenna) – Lo strombazzo propagandistico della sinistra alessandrina distoglie l’attenzione dai veri problemi che attanagliano la nostra città, e anche la provincia. Si parla tanto di multiutility per i servizi di raccolta e smaltimento rifiuti, fornitura di acqua e gas, con assorbimenti di altre partecipate (per esempio un “colabrodo” come AMV di Valenza), e tutti proni a scrivere fiumi di belinate per fare soffoco. Ma non si dice con che soldi si possono fare tutte queste operazioni, e non si dice cosa uscirà dall’inevitabile spezzatino delle varie partecipate da assorbire, ma soprattutto quale sarà il destino di Amiu, la partecipata della nettezza urbana alessandrina dichiarata fallita. Chi scrive è seriamente preoccupato di come stanno andando le cose perché, anche nel tanto reclamizzato atto di indirizzo votato in Aral e considerato, a torto o a ragione, un passo avanti verso la nascita della Multiutility “Grande Amag”, di Amiu non si tratta in modo approfondito e non si prende atto che il tribunale fallimentare non riesce a venderla. È sospesa nel vuoto pneumatico, non si conosce il suo destino, i dipendenti, ancorché retribuiti dal curatore, non sanno che fine faranno e, nonostante ciò, garantiscono il servizio a tutta la città. Rendiamoci conto che se non fosse per l’elevato senso civico dei lavoratori di Amiu, la città sarebbe sepolta dall’immondizia come accade, per esempio, a Scampia. Ma di Amiu non parla nessuno, neanche per dire grazie, di lei non si sa niente, nessun politico la cita. Respinto il ricorso alla sentenza del tribunale che ne confermava il fallimento, la vicenda della partecipata della nettezza urbana è scomparsa da tutti gli ordini del giorno. I soliti fogliacci insieme ai soliti siti di regime non ne parlano da tempo. Tutto tace. Evidentemente accade ciò perché chi amministra la città non sa cosa dire, non sa che pesci prendere, si è reso conto di averla uccisa e ora non c’è più niente da fare. Evidentemente, nel piano, qualcosa non ha funzionato e dopo che la sindaca Rita Rossa ha annullato senza motivo (danno erariale?) la gara per la concessione del servizio di raccolta e trasporto rifiuti, rinunciando a ben 40 milioni di euro (15 subito e 25 negli anni successivi per la durata dell’appalto), le cose sono inevitabilmente e prevedibilmente precipitate. L’azienda è stata abbandonata a se stessa e l’attenzione dell’opinione pubblica è stata dirottata su altre problematiche, in gran parte fasulle ma di sicuro effetto. Si parla solo di Aral che dovrà essere comprata da Amag ma i soldi non ci sono a meno che non si faccia un aumento di capitale. Il socio di maggioranza di Amag (74%) è il Comune di Alessandria che è in dissesto e non può mettere mano al portafoglio per cui la ricapitalizzazione, in teoria, potrebbe avvenire con cessione di quote ad altri comuni (Acqui?) che avrebbero (forse, chissà, può darsi, si vedrà…) interesse ad aumentare il loro peso nel Cda di Amag. Oppure spalancare le porte ai privati. Gli è che di tutto questo non si parla, forse perché i veri problemi fanno paura a certi politici, un po’ troppo abborracciati e un po’ troppo in malafede, incapaci di risposte certe e soluzioni adeguate.

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