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ALBERTO VELLA, L’AVVOCATO CHE VINCE PER LA PROVINCIA I RICORSI DEI CITTADINI MULTATI ILLEGALMENTE COL TRAFFIPHOT

24 Novembre 2014 REDAZIONE PRIMO PIANO 829

ALBERTO VELLA, L’AVVOCATO CHE VINCE PER LA PROVINCIA I RICORSI DEI CITTADINI MULTATI ILLEGALMENTE COL TRAFFIPHOT

Alessandria (Andrea Guenna) – Non mi sono mai piaciuti quegli avvocati che invece di difendere i poveri cristi difendono le banche e gli enti pubblici contro i poveri cristi. Insomma non capisco e non giustifico chi sta sempre dalla parte del più forte. Forse hanno dimenticato di avere una missione da compiere, per cui l’uomo di legge deve attuare un’avvocatura solidale col cittadino, anche in difesa della propria dignità umana e professionale. Il Mahatma Gandhi, che era soprattutto un grande avvocato, ha così sintetizzato la sua funzione: mirare a ricomporre le “parti lacerate a pezzi” e “portare avanti compromessi privati”, senza nulla perdere “e certamente non la mia anima”. Sta all’avvocato assumere una funzione promozionale e di bussola, tenendo presente che il “processo” è garanzia di libertà. La “giustizia sostanziale” è nelle mani di uomini dotati di antenne sensibilissime, lungi dall’essere oscuri, prolissi, cavillosi, d’accordo coi giudici nel ridurre la Giustizia a un giuoco complicato e difficile, e talvolta a danno del più debole. In sostanza, l’avvocato è chiamato a difendere chi non si può difendere, anche se nessuno gli vieta di difendere anche i potenti come le banche e lo Stato a tutti i livelli, basta che non diventino la sua esclusiva clientela. E questo perché la funzione dell’avvocato è ancora più importante oggi, mentre viviamo tutti una crisi lunga e livida che non sembra finire mai e che costringe i cittadini a sopravvivere con l’incubo che succeda qualcosa di inaspettato cui non si possa far fronte. Come anche solo una multa fatta con l’autovelox, che non si paga la prima volta perché non si hanno i soldi, ma che poi, alla fine, il giudice di pace e l’avvocato dell’Ente che ha elevato la multa impongono di pagare con importo raddoppiato. La cosa è inaccettabile in linea di principio, ma lo è soprattutto perché, per esempio, la Provincia di Alessandria, che con le multe ha fatto solo delle grandi figuracce, eleva contravvenzioni con autovelox superati che possono operare solo in presenza di un agente di polizia. Si tratta dei Traffiphot III Sr che non possono funzionare correttamente in automatico in quanto non riescono a distinguere, rilevando la targa, tra le varie categorie di veicoli, quindi non sono in grado di tener conto dei limiti di velocità più bassi che sono previsti per i mezzi pesanti. Per esempio se io sono al volante d’un trattore che non può superare per legge i 70 all’ora ma viaggio a 85 all’ora, il Traffiphot, laddove vige il limite dei 90, non mi “becca”, anche se sarei da multare. Per questo motivo deve essere attivato in presenza di un agente della polizia stradale o provinciale o comunale, proprio perché un controllo automatico deve garantire almeno un minimo di imparzialità, ed il Ministero delle Infrastrutture ha stabilito che le apparecchiature utilizzabili in assenza di agenti debbano poter distinguere tra mezzi leggeri e pesanti. Succede che l’avvocato Alberto Vella (nella foto web), direttore dell’avvocatura della Provincia, insieme al giudice di pace di turno, questa cosa non la sappiano, o almeno facciano finta di non saperla, e continuano a massacrare (ci giungono sempre più numerose telefonate e segnalazioni dei lettori incazzati neri) automobilisti, camionisti e conducenti in genere coi solleciti. Ma l’avvocato Alberto Vella non si occupa solo di ricorsi di multe, in quanto vanta un contratto con la Provincia che gli frutta un sacco di soldi a fronte della sua attività forense a favore dell’Ente. Tuttavia il Maligno mi ha confidato che, su questo fronte, di cause ne vince pochine, come una delle ultime, quella riguardante il signor Auro Amelotti, già autista del presidente della Provincia Paolo Filippi, che ha denunciato la Provincia per una causa di lavoro, e l’ha vinta. E la Provincia (cioè noi contribuenti alessandrini) ha pagato. Ma a Vella il compenso pattuito è andato lo stesso, e non si riesce a capire, stando così le cose, perché abbia bisogno di arrotondare con le “provvigioni” dei ricorsi vinti per le multe, nonostante siano elevate con macchinari illegali. Ma lì c’è di mezzo il giudice di pace che non è propriamente la stessa cosa del giudice del lavoro. Lì si vince facile.

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