
Alessandria (Max Corradi) – Siamo al solito pasticcio ed è andata peggio di quanto si temesse. I lavoratori che saranno licenziati da Amiu per passare in Amag Ambiente dovranno rinunciare al Tfr perché, come scritto più volte da noi di Alessandria Oggi, i soldi non ci sono. Non basta perché, a causa del licenziamento, alla riassunzione (che sarà per molti ma non per tutti) perderanno anche gli scatti di anzianità maturati in anni di lavoro in Amiu. Tutto è stato deciso sulla testa dei diretti interessati ieri in Unione Industriale presenti i vertici di Amag (Bressan) e Amag Ambiente (Perissinotto) i sindacati e i responsabili di Confindustria (Fabrizio Grossi). Qualcuno ha detto che sarebbero confermate le riassunzioni di 190 dipendenti su 193, ma noi dubitiamo che sia così perché, almeno gli impiegati, potrebbero dover salutare ed andarsene coi loro cartoni pieni di documenti personali. E saremmo a 150 dipendenti in tutto riassunti a condizioni pessime. Poi è buio pesto, come se per il resto fosse invece tutto chiaro. Insomma si ha l’impressione che non si sappia che pesci prendere ma, soprattutto, come fare a dire ai lavoratori come stanno veramente le cose. Anche perché sui dipendenti pende la spada di Damocle in quanto l’accordo prevede che, per essere riassunti, debbano firmare la deroga al Tfr, cioè la rinuncia a prendere la liquidazione. E queste sarebbero le garanzie ottenute dai sindacati e dalla sinistra che hanno accettato i licenziamenti come unica alternativa? Sarebbe bello conoscere il parere della sindaca Rita Rossa che nel 2012 ha annullato la gara vinta dall’associazione temporanea di impresa Amiu – Iren che avrebbe fruttato al Comune di Alessandria 15 milioni cash e 25 a rate nei successivi 20 anni, avrebbe garantito a tutti i dipendenti i posti di lavoro ed avrebbe rilanciato Amiu.
Ma ripercorriamo a sommi capi il calvario della partecipata alessandrina della nettezza urbana.
1. Nel 2011 l’Ati (associazione temporanea di impresa) Amiu-Iren vince la gara ad evidenza europea per la concessione del servizio di raccolta e trasporto rifiuti. Deve dare al Comune di Alessandria un acconto di 15 milioni di euro.
2. Nel settembre 2012 la giunta di centrosinistra subentrata alla precedente di centrodestra, senza motivo, annulla la gara e rinuncia anche a 40 milioni di canone (15 subito e 25 a rate a partire dal nono anno per 20 anni).
3. La giunta fa istanza di fallimento per Amiu, di cui il Comune di Alessandria detiene il 98% delle quote, ma il giudice Mela sentenzia che, essendo una partecipata in house di servizio pubblico, non può fallire perché non opera sul mercato.
4. La giunta vuole a tutti i costi il fallimento di Amiu e fa ricorso in corte d’appello a Torino che, con decreto, stabilisce che Amiu può fallire.
5. Siamo prima del Natale 2013 e l’istanza torna sul tavolo del giudice Mela che prende atto del decreto in appello e dichiara fallita Amiu. Ora il comune di Alessandria non deve più pagare i creditori, ma sono a rischio i posti di lavoro.
6. Un gruppo di 69 dipendenti, tassandosi di circa 100 euro a testa, fa ricorso in appello sulla seconda sentenza in primo grado.
7. Il ricorso è respinto ed ora i dipendenti ricorrenti, che nel frattempo sono rimasti in una quindicina, si apprestano a ricorrere in cassazione.
8. Rinvio al 6 giugno della gara d’asta per la vendita di Amiu fallita, con l’inserimento, fra i concorrenti, di Amag (di cui il Comune di Alessandria detiene il 74% delle quote) che, invece di partecipare con un’offerta completa in busta chiusa, invia una lettera al giudice fallimentare che accetta la domanda.
Tutto il resto è propaganda e aria fritta. Che puzza anche troppo. E l’abbiamo visto in questi giorni.

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