Alessandria – Se “Costruire Insieme” non è illegale, certamente è un colabrodo. A tre anni dalla sua costituzione fatta in contrasto alla legge sulla spending review, l’azienda speciale per i servizi culturali e socio- educativi di Alessandria, sorta in sostituzione di Aspal (la partecipata del Comune messa in liquidazione) rischia di chiudere se non arrivano 300.000 euro che il Comune, socio unico, non ha. Ieri alla Uil Alvaro Venturino (Cgil), Cristina Vignolo (Cisl) e Rosario Trupia (Uil) hanno tenuto una conferenza stampa nella quale è stato reso noto che 22 dei 45 ex dipendenti Aspal passati a Costruire Insieme non conoscono i loro destino dopo che finirà la cassa integrazione che scade il 31 maggio, mentre si attende ancora di sapere quali siano le intenzioni del Comune che, nel rispetto degli accordi sottoscritti a settembre, deve ancora redigere un piano d’impresa. Già nell’ottobre del 2013 il Comune di Alessandria aveva autorizzato uno strano giroconto a favore di “Costruire Insieme” per 500.000 euro trasferiti illegalmente da un mutuo acceso per finanziare il Ponte Meier. Ciò a dimostrazione del fatto che – al di là delle giuste rivendicazioni dei lavoratori che, però, è bene ricordarlo, complici i sindacati (tutti) hanno dato fiducia a Rita Rossa, ne hanno appoggiato la candidatura e l’hanno votata e fatta votare dando addosso a Fabbio e Vandone – la partecipata fortemente voluta dall’ex assessore Sebastiano Puleio è sempre stata improduttiva. Inoltre è anche illegittima ai sensi dell’articolo 9 del decreto legge 95 del 2012, poi convertito in legge, che al comma 6 vieta agli enti locali di istituire enti, agenzie e organismi come la multiservizi alessandrina, mentre il comma 1 impone di sopprimere o accorpare enti, agenzie e organismi comunque denominati, esattamente quale è la partecipata di cui si tratta.

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