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Dentro la notizia

BASTA! BASTA CON L’INFAME TRAFFICO DEGLI SCHIAVI!

27 Giugno 2015 REDAZIONE Dentro la notizia, RUBRICHE 71

BASTA! BASTA CON L’INFAME TRAFFICO DEGLI SCHIAVI!

E così nell’Italia di Renzi si è riusciti a fare ribellare anche i civili e miti produttori delle nobili cantine del Barolo che, ufficialmente, hanno preso una pubblica e durissima posizione contro lo sfruttamento spietato e feroce dei braccianti stagionali da parte di cosiddette “cooperative” controllate da bande di novelli schiavisti. Alfiere della denuncia di un gruppo di imprenditori del vino è Giancarlo Gariglio di Slow food (nella foto)che ha condotto un’inchiesta sugli “schiavi della vigna” pagati 3 euro all’ora, ovviamente senza nessuna tutela. E c’è di peggio. I proprietari delle vigne pagano in realtà alle “cooperative”, autentiche cosche di “mazzieri” mafiosi, tra i 14 ed i 16 euro all’ora, ma al lavoratore ne vanno solo 3. Alla denuncia dei vignaioli della Langa va tutta la nostra solidarietà. Da sempre riteniamo lo sfruttamento sistematico e programmato del debole, degli indifesi, delle frange diseredate e disperate della società, l’azione peggiore e più abbietta si possa commettere, un ripugnante rigurgito di altri tempi, moralmente ancora più condannabile di qualsiasi altra forma di illegalità, a cui non è possibile trovare giustificazione e rimessione alcuna. E oggi come un tempo l’intera “tratta” viene celata sotto nobili bandiere. In anni passati gli “illegittimi” venivano fatti lavorare gratis nelle filande con la scusa di fare loro espiare la “colpa” in cui erano stati concepiti fuori dal matrimonio, salvo le ragazze più belle serenamente vendute ai bordelli. Oggi, nuovamente a coprire il tutto, è una falsa pietà, un falso buonismo, un’interessata assistenza rivolta ai profughi delle mille guerre che dissanguano il Medio Oriente. Per poter capire chi sono i responsabili di ciò che sta capitando occorre chiedersi  chi ha dichiarato quelle guerre, in un rigurgito di politica coloniale, in Afghanistan, in Iraq, in Siria, in Libia e in Ucraina? Guerre che sono costate e continuano a costare  centinaia di migliaia di morti, dolori, distruzioni ed assassini di popolazioni civili del tutto ingiustificati. Occorre sapere chi  si è inventato Bin Laden, riesumando le guerre di religione, e armato, addestrato, pagato i fanatici jihadisti che con i loro attentati rendono ancora più tragici ed insanguinati paesi già di per sè invivibili. Occorre domandarsi chi guadagna sui profughi, a cui lo Stato italiano passa 35 euro al giorno, dando loro da mangiare con una spesa reale di circa 5 euro al giorno, mettendosi in tasca la differenza. Occorre avere ben chiaro sapere chi ha trasformato vecchi conventi e seminari in disuso, abbandonati da decenni, in autentiche miniere d’oro e   sfrutta nelle campagne questi disperati con lavori stagionali sottopagati. Sono queste le domande a cui occorre dare risposta per cercare di rimanere persone civili in un’Italia sempre più ferina e brutale. Circa due anni or sono, quando si ebbero le prime avvisaglie di questa situazione in conseguenza delle proteste avvenute alla cascina Spiota nel comune di Castelnuovo Scrivia in cui braccianti di colore, anticipando i tempi,  erano costretti a lavorare 12 ore al giorno a raccogliere insalata per la grande distribuzione dei supermercati, non solo pagati 2 euro all’ora, ma persino privati delle più elementari forme di sostentamento (erano costretti a bere l’acqua dei fossi irrigui nei campi in cui lavoravano non avendo altro a disposizione), scrivemmo un articolo in loro difesa chiedendoci come ciò fosse  possibile nel “civile Piemonte” e come la putredine del caporalato avesse risalito la penisola dal profondo sud giungendo sino alle Alpi. Con parole di fuoco chiedemmo come fosse stato possibile che Carabinieri, Polizia, Finanza, Vigili urbani, in Italia sempre onnipresenti e così attivi nel fare multe agli automobilisti, non se ne fossero mai accorti anche perchè avevano il colore della pelle diverso dal nostro. Era chiaro che le forze dell’ordine, quando vogliono assai efficienti, avevano ricevuto l’ordine di non vedere e di non sentire e avevano ubbidito, come di dovere. I proprietari della cascina Spiota finirono sotto processo e noi, con colpevole ed imperdonabile ingenuità, credemmo  che fosse un episodio di malcostume e malgoverno limitato ad un modesto territorio dell’alessandrino. Non era così. Il male e l’infamia erano ben più diffusi di quanto credessimo. Un paese la cui classe dirigente pensa di vivere e perpetuarsi anche con lo sfruttamento degli schiavi, sarà sempre un paese miserabile. Ci dà angoscia dirlo perchè anche noi siamo italiani e come tali sentiamo su di noi la colpa e la responsabilità collettiva di quanto sta avvenendo. Di fronte ad infamie di questo genere non basta però dire: “Io ero contrario”, bisogna intervenire e se non lo si fa si diventa complici.

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