
Alessandria (Henry Jekill) – “Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui è punito (…) con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 309”. Così recita il primo comma dell’articolo 635 del codice penale. Ma al secondo comma lo stesso articolo precisa: “La pena è della reclusione da sei mesi a tre anni, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso (…) su edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimento dei centri storici (…)”.
Dalle foto sotto si vede come alcuni cittadini trattano i vasi e le panchine di Via Dossena.D’altronde se non c’è chi pattuglia il centro storico prima o poi i furbi la fanno da padroni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Dopo un paio di mesi dalla collocazione di vasi e panchine, siamo già alla loro devastazione. Ma siccome chi scrive è convinto che gli italiani non siano né meglio né peggio di altri popoli, quello che manca è la presenza della polizia, in questo caso urbana. Mentre dalle altre parti (Gran Bretagna, Francia, Germania, Svizzera, Spagna) chi imbratta o distrugge beni pubblici finisce dentro per qualche giorno e poi paga i danni, in Italia noi li possiamo addirittura fotografare mentre imperterriti si siedono sui vasi con dentro le piante. E il paradosso è che lo fanno mentre alcune panchine sono già state distrutte. È un po’ come succede nei giardini, o dove c’è una panchina qualsiasi di forma tradizionale, con seduta e schienale, dove i nostri bulli mettono le chiappe sullo schienale e i piedi sulla seduta. Oppure come succede in chiesa, dove molti fedeli poggiano i piedi sull’inginocchiatoio delle panche per cui non ci si può inginocchiare senza sporcarsi le brache. Ma, ripeto, non siamo diversi dagli altri, solo che da noi mancano i controlli e le sanzioni. Esiste infatti un principio universale che è quello dell’inviolabilità del patrimonio pubblico, mobiliare e immobiliare, in quanto, essendo pubblico, è di tutti i cittadini, pagato coi nostri soldi. Ma in Italia, e anche in Alessandria, si sente dire spesso che il bene pubblico non è di nessuno e dalle foto che pubblichiamo ciò è confermato. Proprio per questo motivo non si capisce come mai i nostri vigili urbani (nella foto di repertorio sopra), tanto bravi ad usare gli autovelox e a fare multe per eccesso di velocità, non lo sono altrettanto a pattugliare il nostro centro storico, magari facendo qualche multa ai pedoni che attraversano come le galline senza rispettare la precedenza (art. 190 codice della strada). E ciò proprio perché il riassetto di Via Dossena è costato una bella cifra. Ricordo che solo per i vasi e le piante il Comune di Alessandria ha speso ben 69.052 euro: 48.312 euro per i 20 vasi e 20.740 euro per la loro piantumazione. Inoltre il 16 giugno scorso con determinazione dirigenziale n. 1224 la Giunta ordinava di pagare sempre alla stessa ditta 48.556 euro per la manutenzione delle fioriere. In totale fanno 117.608 euro. E io pago.



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