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LE TRUPPE CAMMELLATE DELLA MAGGIORANZA STOPPATE DA LOCCI NON RIESCONO A FAR PASSARE UNA STRANA DELIBERA

2 Novembre 2015 REDAZIONE PRIMO PIANO 135

LE TRUPPE CAMMELLATE DELLA MAGGIORANZA STOPPATE DA LOCCI NON RIESCONO A FAR PASSARE UNA STRANA DELIBERA

Alessandria (Max Corradi) – Non è riuscito il blitz della maggioranza che è arrivata in Commissione Territorio con le truppe cammellate pronte a far passare ad ogni costo la delibera 273/2015 per il trasferimento della concessione e la costituzione del diritto di superficie trentennale relativi agli esercizi comunali Ex Bar Cangiassi, Ex Bar Zerbino, Ex Bar Piccadilly, tutti e tre nei giardini pubblici davanti alla stazione ferroviaria. Infatti due dei quattro commissari di maggioranza (Berta e Coloris) hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale. A questo punto è stata avanzata la proposta di sostituire i due con altri due consiglieri di altre commissioni infrangendo tutte le leggi del mondo – come è solita fare, impunemente, questa maggioranza di sinistra – soluzione palesemente illegale e quindi respinta grazie al provvidenziale Emanuele Locci (se non ci fosse bisognerebbe inventarlo) che si è impuntato. Insomma, le hanno provate tutte, con Enrico Mazzoni che, di tanto in tanto, si affacciava affannosamente sulla porta per vedere cosa stesse succedendo per poi andare a riferire a lei chiusa nel suo ufficio.
A rompere le uova nel paniere, come al solito, è stato Emanuele Locci che ha sollevato molti rilievi rivolto sia all’assessore Marcello Ferralasco che al dirigente Pierfranco Robotti dell’ufficio tecnico (ha sostituito da poco Marco Neri che è finito all’urbanistica), sottolineando il fatto che vi sono diversi aspetti dell’operazione su cui c’è scarsa trasparenza. Ma soprattutto, Locci, che, oltre ad essere consigliere comunale di minoranza è anche presidente della commissione di controllo, si è insospettito per la fretta con la quale la maggioranza voleva chiudere a tutti i costi la commissione con la votazione e l’approvazione della delibera.
“L’ultimo dei tre beni è tornato nella disponibilità del Comune il 31 dicembre 2014 – ci ha detto Locci al telefono – e in data 20 maggio 2015 la Giunta Comunale ha stabilito che per la cessione e la costituzione del diritto di superficie era necessaria una procedura ad evidenza pubblica per individuare i soggetti affidatari. La cosa strana – ha osservato il sempre attento presidente della commissione di controllo gestione – è che, invece di attivarsi immediatamente, l’amministrazione ha aspettato il mese di ottobre per chiedere al dirigente di predisporre tutti gli atti ed il bando di gara entro fine mese”.
Nonostante che a Palazzo Rosso vi sia un esercito di 650 dipendenti, pare che nessuno di questi, stando al dirigente Robotti, sia in grado di redigere in tempi brevi una gara per le concessioni in oggetto per cui è stato necessario rivolgersi all’esterno affidando ad un legale di Torino tre incarichi per la redazione di altrettante procedure a evidenza pubblica entro il 31 ottobre (determine 2342, 2343 e 2344 del 2015) con un onorario complessivo previsto a favore dell’avvocato Dal Piaz di 63.186,24 euro.
Perché la Giunta ha aspettato da maggio a ottobre prima di chiedere al dirigente di avviare questa procedura?
Perché fissare un termine così ristretto giustificando il ricorso ad un professionista esterno quando il Comune ha il personale competente per fare lo stesso lavoro?
“Sono tutte domande senza risposta – ha aggiunto Locci – inerenti una vicenda con molte ombre. Ho anche chiesto chiarimenti sulla durata della concessione, sulle garanzie e sull’affidabilità dei potenziali aggiudicatari, ma tutti tacciono”.
Che in tutta la vicenda vi fosse qualcosa di poco chiaro s’era capito subito, cioè quando il Presidente Simone Annarratone (la commissione è composta, oltre che dal presidente Annarratone e dal vice presidente Andrea Cammalleri, dai commissari Paolo Berta, Barbara B. Bovone, Daniele Coloris, Stefano Foglino ed Emanuele Locci), accogliendo la richiesta di Locci di un rinvio per approfondire l’esame dei documenti, era messo in evidente difficoltà dalla maggioranza che, invece, chiedeva insistentemente di proseguire con la votazione.
Non basta perché, come abbiamo visto, in seguito alla decisione dei due commissari del Pd di abbandonare i lavori, la maggioranza ha tentato un autentico colpo di mano provando a sostituire i commissari usciti con altri due di altre commissioni. Era il delirio.
“Dopo le mie proteste tendenti a richiedere un parere del Segretario Generale in merito alla legittimità di questa procedura – ci ha spiegato Locci -, la Vice Segretario Comunale Rosella Legnazzi comunicava che tale sostituzione non era valida dichiarando dunque il venir meno del numero legale. È pertanto molto sospetta la fretta della maggioranza di portar a compimento questo procedimento dopo che per mesi non hanno fatto niente. Perché non permettere ai consiglieri di approfondire i documenti collegati alla delibera in votazione”?
Insomma, è un giallo e, come al solito, questa maggioranza ha scelto la via della scarsa trasparenza, dando adito a molti e legittimi sospetti riguardo a cosa si possa celare veramente dietro a questo provvedimento. E non sono bastate le urla forsennate di Rita Rossa e del fido Enrico Mazzoni riuniti con Ferralsaco e la Legnazzi nell’uffico del povero segretario generale Fabrizio Proietti che non s’è  fatto intimidire dagli strepiti dichiarando sciolta la commissione per mancanza del numero legale.
Se ne riparla giovedì prima del consiglio comunale.
Ma c’è un altro aspetto curioso di tutta la vicenda che riguarda l’incarico di redigere le gare affidato all’avvocato Dal Piaz di Torino perché nel sito dello studio (vedere sotto), nell’elenco degli avvocati ce ne sono tre di Alessandria messi talmente in fretta che si sono scordati la foto.
Poi si viene a sapere che Dal Piaz ha avuto tre affidamenti distinti dal Comune assegnati rispettivamente con le determine: Det. 2342/2015 Ex Bar Cangiassi da 17.128,80 euro, Det. 2343/2015 Ex Piccadilly da 20.935,20 euro e Det. 2344/2015 Ex Bar Zerbino da 25.122,24 euro.
Resta il fatto che siamo di fronte a un mistero che, in questo contesto, non sembra il risultato di pure coincidenze.
Qualcosa di strano bolle in pentola.
Di molto strano, stranissimo!
Intanto io pago.

 

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