
dal Mocca di Alessandria – Dopo la vittoria sul Pavia ottenuta in extremis e il passaggio del turno in Coppa Italia, lunedì prossimo a Mantova, in campionato, ci attende l’impegno più duro. Che la prova più difficile sia sempre quella che ha da venire è un mantra che nel calcio piace assai ad allenatori e dirigenti. Ma che mai come stavolta per i Grigi non si tratti di un luogo comune è nei fatti. Pensare infatti di vincere due partite di seguito in campionato senza dimostrare ragionevole superiorità (assente contro il Pavia) nei confronti dell’avversario di giornata resta infatti un’ipotesi remota. E aspettarsi un avversario, il Mantova, con la testa altrove come è capitato alla Favorita al Palermo in Tim Cup è follia. Anzi, contro i virgiliani nel posticipo del XIV turno del girone d’andata di Lega Pro, i ragazzi di Gregucci dovranno fare mente locale circa l’impegno citato con più attenzione di sempre e dovranno dimenticarsi le marcature lasche dei siciliani i quali, prima di capire cosa stesse succedendo, sono rimasti in dieci e sotto di un gol. Ma qualcosa è cambiato. E non è certo la serie di risultati positivi ottenuti ultimamente dai nostri la causa, bensì l’effetto: sembra banale sottolineare un concetto così, ma è indispensabile, perché la nostra piazza, su questo tema, è sempre, e non per colpa sua, male informata. Penso che la prestazione che lunedì prossimo a Mantova fornirà l’Alessandria dimostrerà più di tante altre partite sin qui disputate la maturità e la consistenza della truppa mandrogna. Come ben notate non sto parlando di risultato o punteggio bensì di prestazione: se i Grigi al Martelli faranno la partita, allora si potrebbe aprire un campionato “nuovo”, coi Grigi la lepre del Girone A. Peraltro sono contento di aver sostenuto, fin dalle prime uscite stagionali, che l’equilibrio di questo collettivo, non solo era di là da venire, ma neppure agevole da individuare. Un po’ per volta Gregucci, invece, sta trovando i compromessi giusti fra fase di possesso palla e di non possesso, fra l’aspirazione di giocare difensivamente “alti“ per rubar palla il più vicino possibile all’area avversaria e togliere spazio agli altri fra la nostra coppia centrale difensiva ed il portiere, fra tenere compatte le nostre linee ed allungare la squadra altrui. Lo snodo tecnico-tattico dei Grigi è sostanzialmente lì. E, se “Gregu” dovesse riuscire nell’impresa, mi piacerebbe che di ciò gli fosse dato atto. Anche se in questa plaga riconoscere meriti e professionalità importanti non sembra certo fra le caratteristiche più spiccate.

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