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SPORT

EDIZIONE STRAORDINARIA: E ADESSO PARLIAMO DI UOMINI, DI DONNE E DI FINOCCHI

22 Gennaio 2016 REDAZIONE Calcio, SPORT 342

EDIZIONE STRAORDINARIA: E ADESSO PARLIAMO DI UOMINI, DI DONNE E DI FINOCCHI

Parliamo di Napoli – Inter di Timcup giocata mercoledì sera che ha visto al S.Paolo i nerazzurri eliminare i strafavoriti e super celebrati ciucci partenopei. Nei concitati minuti finali della partita, davanti al quarto uomo, Sarri l’allenatore del Napoli, ha insultato Mancini, allenatore dell’Inter, apostrofandolo ripetutamente come “finocchio” (non gay o omosessuale, bensì proprio “ finocchio”, ancor più spregiativo di “culattone”). Roberto Mancini, appena sceso in sala stampa, ha reso pubblico il poco edificante episodio e qualcuno, ma a pensarci neanche troppi, ci hanno, come si dice in questi casi, inzuppato il biscottino (perdonatemi l’espressione, visto l’argomento trattato). E sarebbero stati ancor meno se avessero saputo due o tre cose che ora vado a dire riguardo a ‘sti due personaggi. Mancini è stato calciatore sublime e raffinato che ha deliziato platee mondiali, Sarri è stato da giocatore un artigiano della pelota ma nulla più. L’uno è un dandy marchigiano l’altro un toscano di origini napoletane. Roberto, appena tolte le mutande da calciatore, gli è stata affidata una fra le prime cinque panchine italiane, tra l’altro senza possederne i titoli; Maurizio invece, dopo aver chiuso la carriera di calciatore, è diventato bancario part time e poi ha cominciato a girovagare allenando squadre toscane di Promozione ed Eccellenza. Il primo ha percorso la carriera di mister sempre in salita partendo già in alto mentre il secondo è arrivato solo adesso in un top club dopo frenate e battute d’arresto rovinose. Il marchigiano è il cocco dei suoi presidenti, bello come Apollo, elegante come un indossatore, azzimato e minuto come un putto; il toscano, spesso a mala pena sopportato dai suoi datori di lavoro, è bruno, corpulento, gran fumatore anche in pubblico e si presenta alle telecamere vestito come un profugo della guerra dei Balcani. Manco a dirlo, e qui ci sono le differenze che fanno la differenza in questo Paese di conformisti e leccapiedi, Mancini è schierato a destra mentre Sarri si vanta di essere di sinistra. Per entrambi invece Alessandria rappresenta una città conosciuta ed amica: il dandy ci viene spesso, e qui vivono amici importanti del suo clan nonché Gregucci, suo storico collaboratore che siede sulla panchina grigia; il toscanaccio invece in riva al Tanaro ha allenato i Grigi una stagione, qui ha fatto cose egregie e poi ha stracciato il contratto col nostro club, che, diciamolo pure, gli ha consentito il rilancio di una carriera che segnava il passo, per andare a Sorrento. Che i due però, nonostante abbiano in comune un interesse per Alessandria, siano agli antipodi sia come persone che come mister è un dato incontrovertibile e, anche come allenatori, propugnano mentalità, metodi di gestione e convinzioni tattiche differenti. Gli insulti di Napoli e la relativa pubblica denuncia, quindi, sarebbero la prova che i due, non solo non si amino, ma che, addirittura, non si rispettino. L’episodio, poi, a mio parere è più grave di quel che sembra ad una prima superficiale lettura in quanto i due operano in un mondo come quello del calcio dove i gay esistono ma vivono accuratamente “sotto copertura”. I due sono allenatori stimati e le loro parole e i loro comportamenti sono presi spesso ad esempio e sono fonte di emulazione da parte di migliaia di addetti ai lavori e di sportivi. Alcuni aspetti di tutta la vicenda, poi, li ho trovati particolarmente fastidiosi. Tanto per cominciare l’auto difesa di Sarri, il quale, a caldo, ha tentato di minimizzare l’episodio e la portata degli insulti cavandosela con un’altra infelice battuta: “Avrebbe preferito (Mancini) che gli avessi detto: democristiano?”, insultando così, oltre ai gay, una ventina di milioni di italiani che hanno votato per decenni quel partito. Poi il toscanaccio ha pubblicamente dichiarato, in stile prettamente post-comunista: “Non accetto che mi si accusi di omofobia!”, il che equivale a dire che basta autoproclamarsi “de sinistra” per dare del frocio a chiunque senza finire sulla gogna mediatina e non mediatica. Poi non mi va giù che una serie di giornalisti lecchini ed ipocriti abbiano subito minimizzato l’episodio derubricando gli insulti ad un comprensibile sfogo del mister partenopeo dovuto allo stress della partita. In realtà nel calcio il compito del mister è anche quello di allenare, non solo una squadra di calcio, ma la cultura sportiva e la correttezza di tutto l’ambiente sportivo. Quindi Sarri, prima con gli insulti, poi con dichiarazioni successive da bullo di periferia, ha dimostrato che saper vincere le partite non basta per diventare un allenatore idoneo a sedersi su panchine di certe piazze sportive: la classe non è acqua e vale anche per i mister. Quanto a Mancini invece, che di classe ne ha sempre avuta da vendere, contesto che abbia messo all’angolo il suo rude avversario senza un po’ di pietà per il parvenu. Immaginatevi invece cosa sarebbe successo se fosse stato l’allenatore dell’Inter a dare del frocio e del comunista a Sarri! Probabilmente il buon Roberto sarebbe stato costretto alle dimissioni da una rivolta nazional popolare, magari  orchestrata da quegli stessi giornalisti che hanno definito gli insulti al nerazzurro come poco più che un gesto goliardico. Nel frattempo ho atteso invano che i pennivendoli sportivi de noantri, adusi a citare i due protagonisti ad ogni piè sospinto anche per minchiate fotoniche, non abbiano minimamente sfiorato l’argomento nelle loro proverbiali, illeggibili lenzuolate. E sì che si tratta di gente (certi nostri giornalisti e giornaliste, intendo) impegnata a difendere, in tutte le sedi e in quelle inutili commissioni che puzzano di vecchia sinistra, i diritti delle donne, dei gay e giù fino ai diritti degli uccelli migratori (quelli che volano, s’intende): come mai stavolta invece sono ammutoliti e non hanno espresso il loro pensiero su un episodio così manifesto? Essì che si tratta di sport impastato di omofobia, per di più riferito a due personaggi importanti per questa città! Certo, nella fattispecie, se si prende posizione a favore di Mancini si rischia di essere contestati da tutti gli alessandrini che considerano Sarri un totem; se invece si difende l’ex mister grigio si può entrare conflitto con l’attuale allenatore Gregucci, e pure con Viganò. Per cui stavolta – ma solo stavolta s’intende – dimentichiamoci i diritti delle minoranze, i valori dello sport e dell’educazione sportiva, di Sarri e di Mancini, dimentichiamoci pure che siamo di sinistra e che facciamo i giornalisti, tanto se lo facciamo una volta sola non se ne accorge nessuno, tranne Cichinisio, naturalmente. E ancora una volta qui in città il perbenismo gratuito, la morale doppia, l’ipocrisia ed il conformismo hanno vinto facile: che schifo.

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