dal Mocca di Alessandria – Andare al Mocca è sempre stato, almeno per me, un piacere e un dovere. E visto che il piacere è banale spiegarlo, parlo del dovere. Dovere nei confronti di me stesso, tanto per cominciare, visto che i Grigi hanno fin qui scandito i diversi momenti della mia vita, con mogli, fidanzate e quant’altro. I Grigi, i loro allenatori, i campionati disputati scandiscono il mio tempo: “Ma quand’è che mi sono innamorato di…? Ricordo bene: c’era Tato Sabadini in panchina e abbiamo vinto la C2”. Poi ho un dovere verso mio padre che mi portava a vedere i Grigi da bambino e quando la salute non gliel’ha più permesso gli facevo da narratore delle gesta grigie. C’è poi un altro motivo personale per andare allo stadio: il Mocca è uno spaccato della vita di questa città, quasi un trattato antropologico di chi siamo e di dove vogliamo andare: basta decifrarlo. Domenica scorsa, ad esempio, ho visto un siparietto davvero bizzarro: un dirigente grigio addetto al marketing e alla comunicazione scatenarsi a fine partita contro certi tifosi del parterre. Ma come, mi sono chiesto, dov’è finita la regoletta secondo la quale il cliente ha sempre ragione? La risposta è dietro l’angolo: siamo ad Alessandria, i Grigi hanno appena perso una partita di calcio importante e tutto può succedere. Peraltro in tribuna d’onore è meglio prendersela coi tifosi mandrogni che non con l’arbitro di giornata, vista la suscettibilità della casta delle “giacchette nere”. Pensate poi che all’inizio dell’altro secolo l’allora prefetto, per sedare i tumulti al Moccagatta dopo un Alessandria – Piacenza, ha fatto intervenire un autoblindo sul nostro magico prato: dell’accaduto ne aveva parlato tutta Italia, Domenica del Corriere compresa, che allora la violenza negli stadi non era certo un problema. E al Mocca ho visto ahimè assurgere al ruolo di Grande Capo tal Penna Cadente (augh), con annessi i disastri che ha portato con sé negli ultimi trent’anni di storia di questo club. Ma temo che al peggio non ci sia mai fine. Pare infatti che sia già pronto un nuovo Grande Capo… Penna Nascente destinato a succedere alla pensionanda Penna Cadente alla guida del più sgangherato cerchio magico che si ricordi. Avendo letto per caso uno scritto (al Mocca, dove se no?) di Penna Nascente devo ammettere che l’allievo sarà in grado di superare in breve tempo il maestro, nello scrivere minchiate naturalmente. L’argomento: il ritorno in campo di Iunco. Capisco che la teoria dell’attuale Grande Capo sia sempre stata quella di usare i media che gli passano lo stipendio (quelli ufficiali e quelli non) per promuovere se stesso, i suoi amici e gli amici degli amici, ma c’è un limite a tutto. Iunco infatti è stato – e dopo un anno solare passato qui ad Alessandria lo possiamo affermare senza tema di smentita – il peggior investimento fatto dai Grigi negli ultimi tre anni e, a mia memoria, fra i dieci peggiori dal dopoguerra ad oggi. Sul passato del giocatore non c’è bisogno che ce lo illustri (male) Penna Nascente (basta consultare il Panini) ma quello che ha dato sin qui Antimo a questa squadra non è in discussione: è poco, nulla se teniamo conto di quello che costa, di quello che avrebbe dovuto dare sia l’anno passato che in questa stagione. E, oltre a contare le presenze in campionato, provate a verificare a quante sessioni di allenamento (magari non per colpa sua, certo) ha preso parte in un anno e due mesi, naturalmente non indossando le ciabatte, ma… tant’è. Adesso Penna Nascente ci dice che “ritorna in campo”: vedremo quando, e se non sarà in tempi ragionevoli ne chiederemo conto a lei e al suo direttore, oltre che un consiglio ad un esperto di malocchio. Quanto al “tocco d’artista”, cara Penna Nascente, lascia perdere: a noi servono calciatori su cui poter contare e non artisti. Adesso arriviamo al calcio giocato. Viaggiamo a -10 in media inglese, con qualcosa in più di 1,66 punti a partita: davvero poco. Lasciando perdere il Cittadella che veleggia a +5 in media inglese, tenendo quindi un passo eccezionale, il Pordenone marcia a zero, un passo che dovrebbe essere alla portata dei Grigi. E diciamo che tra 0 e -2 dovrebbe essere fin qui il cammino di una squadra votata alla vittoria del campionato, poi se ci sono rivali che fanno decisamente meglio allora dobbiamo sportivamente applaudire gli altri. Sarebbe poi il rush finale deputato a perfezionare le posizioni ma quando si perdono colpi, come sta succedendo ai Grigi di questi tempi, diventa difficile rimettersi in carreggiata. Difficile ma non impossibile, vista la qualità dei giocatori in organico a disposizione di Gregucci. Quanto poi alla sconfitta di S. Siro volevo sottolineare come sia stata indolore per le modalità con le quali è maturata mentre mi piace ricordare che il legame profondo fra la nostra tifoseria e la squadra è stato sottolineato anche da commentatori a livello nazionale spesso strabici quando devono affrontare certi argomenti. Mi chiedo quindi se sia possibile trasferire un entusiasmo genuino, candido e senza pregiudizi come quello visto a Milano anche al Mocca, in campionato, quando si vedono prestazioni importanti come quella contro il Bassano ma non premiate da punti in classifica. Penso sia difficile: essere inglesi e mandrogni allo stesso tempo non è poi così semplice.


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