
Alessandria (a.g.) – Fa discutere la scelta del giudice che ieri ha deciso di lasciare in libertà il marocchino resosi responsabile di una serie di furti nei negozi del centro ed arrestato mercoledì pomeriggio dai carabinieri. Il Giudice di Alessandria ha fatto una dichiarazione dove spiega che, per legge, non poteva procedere al suo arresto.
Il ladro seriale, prima di finire in manette, era stato tenuto d’occhio dalla vigilanza del supermercato che ha chiamato i carabinieri i quali lo hanno fermato una volta superata la barriera delle casse. Abbiamo controllato e in effetti, in quella circostanza, l’arresto non avrebbe potuto essere convalidato poiché le Sezioni Unite della Cassazione, nel 2014, hanno chiarito che in questo caso – ove cioè il reo sia stato tenuto d’occhio dal personale di vigilanza mentre sottrae la merce – il furto si deve ritenere solo tentato. E poiché si tratta di furto semplice, è applicabile l’art. 381 c.p.p. (arresto facoltativo) che non è eseguibile nel caso di tentativo. Infatti, mentre nell’art. 380 c.p.p. (arresto obbligatorio) si dice espressamente che una serie di delitti, sia consumati che tentati, legittimano l’arresto in flagranza, nell’art. 380 si parla semplicemente di delitti che consentono l’arresto facoltativo (tra cui il furto semplice). Poiché a proposito dell’arresto facoltativo non si parla anche di delitti “tentati”, come a proposito dell’arresto obbligatorio, si deduce che i reati per cui è consentito l’arresto facoltativo debbano essere portati a termine.
Leggendo il nostro articolo (cliccare https://www.alessandriaoggi.info/index.php?option=com_k2&view=item&id=3830:i-carabinieri-arrestano-ladro-seriale-e-il-giudice-lo-libera&Itemid=131), Angelo Malerba, l’ex capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Comunale ad Alessandria, arrestato il 10 marzo scorso alla palestra Pianeta Sport di Via Galimberti per un furto tutto da dimostrare, per cui il giudice ha confermato l’arresto, commenta: “Il paragone tra il trattamento subito da me e dal cittadino marocchino non può di certo rallegrarmi. Anche per quello che è stato attribuito a me – un furto semplice – era assolutamente impossibile procedere all’arresto, data la mancanza di una querela della persona offesa. E neppure sarebbe stato possibile ipotizzare un furto aggravato, dato che dalle dichiarazioni rese dal dottor Aurelio Nuccio, presunta persona offesa, risultava non essere stato rotto nessun lucchetto, come invece sostenuto dai carabinieri che mi hanno arrestato”.
Insomma a carico di Malerba non c’è niente ma è stato arrestato lo stesso, mentre contro il marocchino ci sono infinite testimonianze, filmati degli impianti di sorveglianza a circuito chiuso, un arresto da parte dei carabinieri nell’atto di portar via il cestino con dentro la merce rubata, ma è stato rilasciato. C’è qualcosa che non quadra.
Per l’avvocato Martinelli difensore di Malerba “il 1° comma dell’art. 129 c.p.p. dice che in ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con sentenza. Ed è un obbligo, non una facoltà”.
Malerba non molla, è combattivo, sa di essere innocente e non vuole indietreggiare: “Mi domando cosa sia ancora necessario, nel momento in cui il carabiniere riferisce in aula che la persona offesa non sapeva quanti soldi aveva né prima, né dopo il presunto furto e nel momento in cui la stessa persona offesa dichiara di presumere che gli siano stati portati via cento euro, e questo solo perché i carabinieri hanno accertato che ero in possesso di cento euro! A meno che si possa condannare una persona per furto anche senza sapere se è stato rubato qualcosa. Un insegnamento però l’ho ricavato – ha concluso amaramente Angelo Malerba – che è meglio girare sempre senza soldi perché qualcuno potrebbe sempre dire che li hai rubati”.

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