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DIMENTICATA DA TUTTI LA TRAGICA FINE DI LINO TALPO IL CICLISTA ALESSANDRINO MORTO DUE ANNI FA INVESTITO DA UN’AUTO MENTRE SI ALLENAVA

13 Aprile 2016 REDAZIONE PRIMO PIANO 1425

DIMENTICATA DA TUTTI LA TRAGICA FINE DI LINO TALPO IL CICLISTA ALESSANDRINO MORTO DUE ANNI FA INVESTITO DA UN’AUTO MENTRE SI ALLENAVA

Alessandria (p.e.g.) – Siamo tutti bravi a festeggiare le vittorie dei nostri atleti, ed è giusto che sia così, ma non lo siamo altrettanto per onorarne la memoria soprattutto quando la loro vita è stata spezzata prematuramente. Pasqualino Talpo è morto a 63 anni dopo 48 giorni dal ricovero effettuato in seguito al gravissimo incidente stradale di cui è stato vittima che si è verificato alle sette e mezzo della mattina del 14 luglio 2014. Il campione alessandrino è stato investito da un’auto sulla tangenziale per Acqui mentre si allenava in bicicletta, all’altezza dello svincolo che porta in zona D3 alla periferia di Alessandria. Una Ford Focus guidata da una donna di 41 anni residente a Castelceriolo l’ha urtato scaraventandolo violentemente a terra. Sul posto sono intervenuti i carabinieri ed il personale del 118 che l’hanno trasportato immediatamente al pronto soccorso da dove è stato trasferito in terapia intensiva. È morto la sera di domenica 31 agosto senza riprendere conoscenza. Pasqualino Talpo era uno sportivo vero, appassionato, e nella categoria amatori del ciclismo era uno dei corridori più affermati della provincia. Ha corso con la Spinettese e poi con la Ceramiche Sonaglio di Castellazzo. Da un paio d’anni era campione regionale dei Super Gentleman. La tragedia, oltre ai congiunti, ha scosso tutto il movimento ciclistico piemontese che in questi giorni, finalmente, sta organizzando il primo memorial intitolato a lui, una gara ciclistica amatoriale che si disputerà nella “sua” Alessandria.
Pasqualino “Lino” Talpo in bicicletta ci andava da tutta la vita e sul sellino aveva vinto oltre cento gare. Da amatore era uno dei corridori più affermati dell’Alessandrino, aveva corso per i colori di diverse società piemontesi e lombarde inanellando numerosi successi grazie alle sue doti da sprinter. Negli ultimi due anni di vita era diventato anche campione regionale dei Super Gentleman ed aveva primeggiato in una serie di vittorie che gli avevano consentito di essere tra i migliori delle categorie amatoriali.
Ultimamente era tesserato con il Gruppo Sportivo Casoratese e quel maledetto 14 luglio 2014, come faceva tute le mattine, era uscito in sella alla sua bici Wilier per allenarsi. Ha preso la tangenziale, larga, senza traffico, ideale per una sgambata, ma un tragico destino lo attendeva a quel maledetto incrocio dove l’hanno investito e scaraventato a terra, sbalzato a svariati metri di distanza, lasciandolo li, per terra, sull’asfalto. Trasportato con l’elisoccorso all’ospedale di Alessandria, ha lottato tra la vita e la morte rimanendo per oltre un mese e mezzo in coma prima di morire.
La famiglia ha chiesto il risarcimento alla compagnia da cui Talpo era assicurato ma dopo quasi due anni non si è visto ancora niente. Allora si è rivolta ad un’agenzia specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali a tutela dei diritti dei cittadini. Sulla dinamica e sulle responsabilità del tragico incidente nessun dubbio: “La causa del sinistro deve attribuirsi esclusivamente alla condotta di guida dell’indagata che, per ragioni da ricondurre alla sua sfera soggettiva, non ha avvistato l’ostacolo costituito dalla bicicletta”, ha dichiarato il consulente tecnico d’ufficio, l’ingegner Riccardo Carrà, nominato dal Pm della Procura di Alessandria Marcella Bosco nell’ambito del procedimento per omicidio colposo a carico dell’investitrice. E infatti l’iter del sinistro a livello civile si è già chiuso da tempo, senza problemi.
Il nocciolo della questione, nello specifico, è la polizza infortuni di cui il signor Talpo beneficiava, in quanto regolarmente tesserato, per lo svolgimento dell’attività ciclistica per il tramite della A.S.C. Torino, Attività Sportive Confederate, l’Ente di Promozione Sportiva che ha stipulato un’apposita convenzione a favore di tutti i propri organi centrali e periferici, delle società affiliate ed aggregate, tra cui appunto il GS Casoratese, e dei suoi tesserati.
Il contratto prevede anche la liquidazione della somma assicurata (nel 2014 ottantamila euro) ai beneficiari o agli eredi in caso di morte e l’assicurazione vale anche per gli infortuni occorsi in occasione degli allenamenti, anche individuali, proprio come nel caso di Talpo. Quando però i familiari, per il tramite dell’agenzia interpellata, hanno inviato alla compagnia di assicurazione la denuncia d’infortunio mortale, con loro enorme sorpresa, dopo diversi mesi, si sono sentiti rispondere picche: “Non potremo dar seguito alla gestione della pratica né ad alcun indennizzo in quanto la garanzia prestata dalla polizza del contraente non era operante in quanto l’attività svolta dal signor Talpo in occasione dell’infortunio non era né riconosciuta né autorizzata dalla A.C.S., come previsto dal capitolato”.
A nulla è valsa finora tutta la documentazione prodotta per attestare che il ciclista non stava pedalando per i fatti suoi ma si stava allenando in vista di corse future alle quali era iscritto, come dimostrano il suo programma di allenamenti, il calendario delle gare e soprattutto l’attestazione della GS Casoratese, che chiarisce: “Confermiamo che il giorno dell’incidente il signor Pasqualino Talpo era in fase di allenamento con la divisa della nostra società. Ribadendo che nessuno è tenuto a comunicare le uscite di allenamento, è comunque logico e scontato che, se un atleta è iscritto a una società e fa regolare attività, ogni volta che esce in allenamento lo fa per se stesso e per la squadra, indipendentemente dal fatto che sia un agonista o un cicloturista”. Anche contro ogni buon senso, Allianz ha continuato a restare ferma sulla sua posizione di diniego totale, con il risultato che la famiglia di Talpo, tramite de servizio legale di Studio 3A, ora dovrà procedere con una lunga e dolorosa causa.
Tutta la vicenda pone, più in generale, preoccupanti interrogativi sull’effettiva efficacia delle polizze infortuni con cui le società sportive sono tenute ad assicurare i propri tesserati per permettere loro di praticare l’attività sportiva, centinaia di migliaia di persone in Italia, che rappresentano anche un’enorme entrata per le assicurazioni. La domanda sorge spontanea: che senso ha questa copertura se poi le compagnie, contro ogni evidenza, si arrampicano sugli specchi pur di non pagare?
“Si tratta dell’ennesimo, vergognoso caso di mala assicurazione e nei confronti di una moglie che ha perso il marito e di due figli che hanno perso il papà – commenta il Presidente di Studio 3A, Ermes Trovò – Questa persona era regolarmente assicurata e l’infortunio rientra appieno nelle condizioni previste dalla polizza. E’ inaccettabile che le compagnie di assicurazione guadagnino miliardi e abbiano bilanci sempre in attivo e poi trovino tutte le scappatoie e gli escamotage possibili e immaginabili pur di non indennizzare le persone per ciò di cui hanno diritto e anche bisogno: qui parliamo di un nucleo familiare in cui è venuto meno anche il sostegno economico con la morte del capo famiglia. Ci batteremo con tutte le nostre forze per rendere loro giustizia e ciò che gli spetta”.

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