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COMUNE DI ALESSANDRIA NEL CAOS: AL CANILE HANNO INSERITO UN MICROCHIP AD UN CANE CHE NE AVEVA GIÀ UNO COSÌ ORA NE HA DUE DI DUE PADRONI DIVERSI

12 Maggio 2016 REDAZIONE PRIMO PIANO 549

COMUNE DI ALESSANDRIA NEL CAOS: AL CANILE HANNO INSERITO UN MICROCHIP AD UN CANE CHE NE AVEVA GIÀ UNO COSÌ ORA NE HA DUE DI DUE PADRONI DIVERSI

Alessandria (Andrea Guenna) – Forse anche grazie alla nostra campagna stampa in difesa della signora Paola Lorenzetti, 49 anni di Valle San Bartolomeo che, nella sua casa di campagna in Via Montata 6, prima che glieli portassero via, accudiva amorevolmente 101 cani che le avevano dato in custodia molti animalisti (cani che erano in lista d’attesa per essere affidati ad altrettanti amici degli animali), la triste vicenda che la riguarda sta assumendo toni meno drammatici. Infatti molti amici a quattro zampe sono stati fatti uscire dai canili che li hanno ricevuti dopo il sequestro del 19 aprile scorso, effettuato dal Comune di Alessandria e dall’Asl Al in forza dell’intervento della polizia municipale di Alessandria insieme ai veterinari, ai tecnici dell’Asl ed del Sisp (servizio igiene e sanità pubblica). Oltre ai poveri cani, gli inflessibili ispettori hanno pensato bene di sequestrare anche la casa della signora Lorenzetti che ha dovuto sloggiare, mentre i suoi cani, non essendo accuditi come prima, hanno iniziato a morire come mosche. Ne sono morti cinque in due settimane probabilmente a causa della mancanza di cure adeguate che invece Paola Lorenzetti non faceva loro mancare. Ma quei poveri cani strappati alle cure e all’amore della simpatica volontaria alessandrina, sono forse morti anche per il dispiacere insopportabile di essere stati strappati all’amore di chi li accudiva. I cani hanno un grande cuore e sono molto attaccati al loro padrone. Sono veramente i migliori amici dell’uomo che spesso non li ricambia.
Tornando alla cronaca, sono molti gli aspetti che non quadrano in tutta questa storia, come, per esempio, il fatto che, nonostante l’accordo della signora Lorenzetti col Comune per la realizzazione di nuovi box entro l’estate, il Comune abbia infranto quell’accordo ed abbia proceduto al sequestro. Come non si capisce perché avere tanta fretta quando molti di quei cani erano prenotati e stavano per essere consegnati a chi ne aveva fatto richiesta. Bastava dare un po’ di tempo, una ventina di giorni, e da 101 si sarebbero ridotti ad una ventina, per cui non deve meravigliare il fatto che negli ultimi giorni i vari responsabili dei canili che hanno ricevuto i cani della Lorenzetti, evidentemente preoccupati dal successo mediatico della nostra inchiesta che ha totalizzato finora circa centomila lettori, si sono affrettati a consegnare i cani prenotati. Ne sono già andati via una ventina e nei prossimi  giorni ne uscirà un’altra quindicina, a dimostrazione anche del fatto che stanno benissimo, altrimenti non potrebbero uscire.
Subito dopo il sequestro però non era così al punto che in redazione, prima che iniziassimo ad indagare, ci erano arrivate molte e-mail di chi aveva chiesto un cane di quelli. Nell’ultima, che ci ha spinto a procedere, si legge: “Il mio è a Cascina Rosa, ma per saperlo ho dovuto fare innumerevoli telefonate perché l’Ufficio Tutela Animali del Comune di Alessandria di fatto non sta dando alcuna indicazione per la restituzione dei cani. […] Oltretutto, una delle strutture destinate alla loro accoglienza è il canile di Quarti, dove a chi si presenta per adottare un cane viene addirittura vietato l’ingresso”.
Non è finita perché siamo venuti a sapere che i cani sequestrati sono stati dati in affido ai nuovi padroni a fronte del pagamento di un importo che varia, da canile a canile, dai 3 ai 5 euro al giorno, oltre al rimborso del collare e della visita veterinaria. Così chi aveva chiesto il cane alla signora Lorenzetti che glielo avrebbe consegnato gratis ora deve spendere un centinaio di euro come è dimostrato dalle immagini allegate a pie’ d’articolo.
Ma c’è dell’altro perché i cani devono essere dotati di un microchip e ad uno di essi, Totò (nella foto in alto), il veterinario non è riuscito a leggerlo in quanto il cane era agitato e non stava fermo. Invece di sedarlo per potere trovare con calma il microchip vagante, gli hanno infilato sotto la pelle un altro microchip, così adesso il cane ne ha due e, oltre che del titolare del precedente microchip è anche proprietà del Comune di Alessandria per cui non potrà mai essere affidato a nessuno. La legge del gennaio 2005 obbliga ad impiantare il microchip nei nostri amici a quattro zampe, oltre all’iscrizione all’anagrafe canina della regione di residenza. A quell’anagrafe canina i proprietari di Totò ora sono due, uno dei quali è Palazzo Rosso e, nella fattispecie, la sindaca Rita Rossa che di Palazzo Rosso è la legale rappresentante. Il microchip, chiamato anche transponder, è una capsula bio-compatibile iniettata sotto cute, soprattutto intorno alla zona auricolare, in modo che si possa identificare immediatamente ed evitare errori in quanto emette un segnale debole, facilmente rilevabile nei cani di piccola taglia. Genera un codice di 15 cifre, diverso per ogni cane, che permette di intercettare e identificare l’animale che ce l’ha per verificare lo stato delle vaccinazioni e per identificare il padrone, ed ora il simpatico Totò di cifre ne ha trenta, 15 per ogni microchip, un altro record di questa abborracciata amministrazione comunale.
Tuttavia le sorprese non finiscono qui perché proprio stamane è successo che il canile Cascina Rosa di Alessandria abbia chiesto ben 168 euro per 24 giorni di ricovero di due cani ma hanno compilato una ricevuta con la causale “Offerta” (vedere sotto). Quando il padrone ha protestato perché, pagando quell’enormità, voleva una ricevuta regolare per motivi fiscali, l’incolpevole volontaria ha risposto che è stata la signora Roberta Taverna, responsabile dell’ufficio welfare del Comune di Alessandria (che, insieme a Franco Pivano del servizio veterinario dell’Asl AL, ha organizzato il sequestro dei cani della signora Lorenzetti), a dire di far così. Il proprietario del cane ha insistito e la volontaria ha telefonato al vicepresidente dell’ATA (Associazione Tutela Animali) Claudio Malaspina che invece ha dato disposizioni affinché la ricevuta, già compilata, fosse annullata e ne fosse fatta un’altra regolare per la stessa cifra.
Poi si viene a sapere che i soldi chiesti non vanno al canile ma al Comune di Alessandria che da quei poveri 101 cani sta lucrando cifre considerevoli e alla fine, se li piazza tutti, incasserà qualcosa come 15.000 euro circa.

IN SEQUENZA, DALL’ALTO IN BASSO:

  1. La prima ricevuta omaggio
  2. La stessa ricevuta annullata
  3. la nuova ricevuta regolare
  4. Il cartello che informa a chi vanno i soldi

 

 

 

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