
Alessandria – È stata firmata l’intesa in Regione a Torino tra Comune di Alessandria (l’assessore Giorgio Abonante), Amag (l’ad Mauro Bressan), Atm in liquidazione (il liquidatore unico dottor Matteo Panelli) e i sindacati trasporti di Cgil, Cisl e Uil per la cessione in affitto del ramo d’azienda del trasporto pubblico ad Amag “faccio tutto io” (ma se perde Fassino a Torino, grande patron di tutte le operazioni Amag, Iren, Egea, può saltare tutto in aria). In totale assenza di un piano industriale a medio termine, indispensabile per consentire un accordo del genere, si ha l’impressione di essere di fronte ad una scelta tampone per racimolare i soldi necessari a pagare le tredicesime (pregresse) e parte delle quattordicesime ai dipendenti, in quanto Amag non può farlo perché è alla canna del gas e la sua sezione Mobilità è senza soldi in cassa. Incredibile ma vero, basta leggere. Lo hanno messo per iscritto nero su bianco nell’accordo di ieri: “[Amag] non è in grado di far fronte all’integrale adempimento dei predetti ratei pena l’assoluta insostenibilità del piano finanziario ed economico”. In buona sostanza i nostri sagaci politici insieme ai loro amici sindacalisti hanno venduto un cadavere (Atm) ad un altro cadavere (Amag) mentre la Regione pagherà parte di quello che è dovuto ai lavoratori per dare l’impressione di aver risolto il problema e consentire di prendere tempo. Infatti per la quattordicesima la mano al portafoglio la metterà la Regione Piemonte con Chiamparino presidente (naturalmente coi soldi degli altri, cioè di noi poveri cristi di contribuenti piemontesi), ma non è detta l’ultima parola perché tutto potrebbe saltare in aria al momento del trasferimento dell’azienda ad Amag Mobilità, per cui, nella malaugurata ma non peregrina ipotesi che l’azienda retta da De Capitani (leggi Piero “Filura” Fassino) sia “scoppiata” (e non è un’ipotesi), sarebbe il Comune di Alessandria (quello è buono!), socio di maggiorana al 95% a rispondere, e con le casse disastrate che ha, è facile prevedere scenari molto preoccupanti per i lavoratori anche perché il ricorso alla cassa integrazione in deroga si è rivelato impraticabile, mentre Amag Mobilità, secondo l’accordo di ieri, non dovrà rispondere del “pagamento di ogni competenza retributiva o risarcimento riferita alle ore non indennizzate”, il che vale a dire che le ore non pagate potrebbero essere considerate “permessi non retribuiti”. E i sindacati hanno sottoscritto una porcheria del genere. Complimenti.

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