
di Cichinisio – Spesso ho affrontato un tema che non mi procura invero molte simpatie: la difficoltà da parte di questa piazza calcistica nel riconoscere le professionalità di rilievo che, di volta in volta, lavorano o giocano nell’Alessandria. E tutte le volte che si arriva ad un capolinea da dove poi ripartire, brilla un certo “analfabetismo funzionale” in tema di calcio da parte di certa critica sportiva e di certi sedicenti tifosi. Non ho ancora ben capito se certe ridicole elucubrazioni siano farina di certi pennivendoli poi fatte proprie da certi tifosi o viceversa ma, visto che la verità sta spesso nel mezzo, è probabile che, per arrivare all’analfabetismo funzionale calcistico perfetto, in questa città si sia preferito un sodalizio alla bisogna con quote paritarie. Magalini in settimana ha parlato di calcio, quello vero, fatto di scelte e di indirizzi, ed era da troppo tempo che non lo faceva. Due difensori centrali mancini (Terigi e Sirri), un terzino sinistro (Sperotto), un difensore centrale un po’ bolso (Morero), un jolly di centrocampo attempato (Vitofrancesco), un esterno d’attacco d’alto lignaggio (Boniperti), una punta in scadenza, e non solo di contratto (Iunco), un giovane terzino di belle speranze… perdute, uscito dal settore giovanile (Picone), l’ultimo arrivato (Guerriera): tutti giubilati. Dulcis in fundo, fra quelli in rampa di lancio il “Pirlo della Serie C”, quel Loviso che qui ha fatto innamorare molti, che doveva essere l’ispiratore del gioco mandrogno e che, forte dell’immancabile contratto biennale, per ripagare quello che gli ha dato questa città si è limitato ad una distribuzione di maglie dei Grigi, beneficiari i suoi fans, naturalmente. Dei giocatori non confermati quindi c’è chi per fine contratto (Sabato nel frattempo si è già accasato a Catanzaro), chi per manifesta inadeguatezza, chi per raggiunti limiti d’età e chi invece è in attesa dell’incentivo all’esodo – della serie: quanto vuoi per andartene? – nel pieno rispetto d’una pratica qui inaugurata da Svicolone Menegatti e subito adottata dal suo successore. Il contratto è stato rinnovato invece a Vannucchi, Marconi, Sosa, Mezzavilla e Marras. E proprio sulla punta toscana vorrei soffermarmi. Infatti, che la teoria dei “due titolari per ruolo“ fosse una cagata pazzesca è dimostrato da due particolari: il primo è che appartiene al “Menegattipensiero”, e questo già basterebbe a ripudiarla a prescindere; il secondo è che, ancora una volta, i giocatori che durante l’annata appena conclusa hanno reso di più sono stati, tra gli altri, tre calciatori eclettici per eccellenza come Sabato, in grado di interpretare i ruoli di difensore centrale e quinto mancino di una difesa a tre, esterno sinistro di una difesa a quattro e fare con disinvoltura persino l’esterno di centrocampo di un 3-4-3; Sosa che gioca centrale in una difesa a quattro dove può agire anche da quarto e si adatta nel ruolo di terzino centrale di una difesa a tre; Marconi il quale gioca attaccante indifferentemente dal modulo organizzato dal mister e dalle caratteristiche e dal numero dei partner d’attacco. Tre giocatori applicati, generosi e modesti, ma con un evidente difetto, cioè quello di non avere nessuna vocazione ad intrattenere rapporti cordiali con certi tifosi e poca manualità nello scrivere sms indirizzati a Penna Spiante ed altri scienziati della curva nei quali poter rendicontare con dovizia di particolari lo stato dell’arte della squadra e dello spogliatoio. Eppure sarebbe bastato loro parlare con alcuni degli idoli (quelli immeritatamente idolatrati, s’intende) della curva del passato per capire come muoversi al meglio. Muoversi al meglio come mafiosetti intendo, e non come giocatori di calcio autentici. Altro esempio di piazza deludente in tema di cultura calcistica è stato l’atteggiamento tenuto da certi fogliacci illeggibili, da molti tifosi e da alcune radio nei confronti dell’ex mister Luca D’Angelo, ora issato su una delle panchine più ambite di tutta la Legapro: il Bassano di Rosso, grazie anche all’ottimo lavoro svolto in questa stagione alla Fidelis Andria. E qui, per alcuni, il buon Luca era considerato lo scemo del villaggio mentre per tal Scienza solo complimenti (vero Penna Lungimirante, offuscata dal cuore Toro?). Certo, nella capitale della Mandrognìa dove comandano gli scemi uno normale è considerato un grebano, mentre il solito furbetto del quartierino, abituato a trattare il prossimo come si trattano gli stupidi che si credono furbi (tipico atteggiamento mandrogno), è automaticamente considerato un genio. Poi, guarda caso, quando ‘sti furbetti se ne vanno da altre parti sono smascherati e cacciati via a pedate. Ecco forse perché certa gente torna sempre e pianta le tende qui da noi con la complicità dei soliti pennivendoli compiacenti.

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