
Novi Ligure (AL) – In una riunione che si è svolta nei giorni scorsi in Comune, presenti alcuni imprenditori della città, l’amministrazione cittadina con buona volontà ha tentato di fare l’ultimo passo per “salvare” la Novese. Pare che nessuno si sia fatto avanti mentre alcuni creditori avrebbero chiesto il fallimento della Srl Novese. Una situazione disastrosa anche se si tenta di salvare il settore giovanile e soprattutto si punta sul trasferimento di una formazione femminile che giocava ad Acqui e che si trasferirebbe al Girardengo per disputare il torneo di Serie B. Una buona notizia, ma che non cancellerebbe l’eventuale sparizione di una delle più prestigiose società piemontesi che, negli ultimi anni, ha sempre militato tra Eccellenza e Seri D, e in Serie C ai tempi di Robbiano. Ora la proprietà napoletana che prima della dichiarazione di un eventuale fallimento sempre che non faccia concordato) è sempre padrona dell’ottanta per cento delle quote, ha comunicato di aver fatto domanda di ripescaggio in Serie D. Una notizia che sa di presa in giro per gli sportivi novesi, visto il disastroso itinerario della squadra, da quando è nelle loro mani, nel campionato appena terminato e coi Biancocelesti all’ultimo posto col record di sconfitte. A questo punto non vale più il detto che il più sprovveduto a Novi suona il violino, strumento molto difficile? Ci pare proprio di no. E dove andrebbe a giocare la Novese, ripescata o in Eccellenza, se l’amministrazione ha dichiarato ai quattro venti di non concedere più ai napoletani il terreno di gioco per debiti pregressi. È una sorta di commedia degli equivoci, se non si parlasse della sorte di una società che ha quasi cent’anni di vita. L’opinione pubblica ha seguito con correttezza la vicenda. Certo, le denunce sono necessarie, ma le squadre di calcio si fanno con gente seria e coi quattrini. A Novi, l’ultima parentesi di una certa tranquillità è stata quella di Roseo, di Marelli e di alcuni imprenditori di Basaluzzo che hanno poi avuto la malaugurata idea di vendere la sociètà ai napoletani, forse non sapendo o non conoscendo la loro effettiva capacità finanziaria. Poi diciamo le cose come stanno: la tifoseria novese è molto appassionata, ma non non è stata mai fatta un’opera di proselitismo nei confronti dei giovani, non è stata mai coinvolta la città, coma ad esempio ad Alessandria o a Tortona. E in questo quadro, la Lega Dilettanti, già sorda in molte occasioni, non è che è che si strappi le vesti se una società di calcio dovesse fallire e non fa certo accurate indagini per capire le cause di un eventuale fallimento.

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