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CONFAPI NEL CAOS, ALESSANDRIA “COMMISSARIATA” DA TORINO

3 Luglio 2016 REDAZIONE ATTUALITÀ, Servizi 1104

CONFAPI NEL CAOS, ALESSANDRIA “COMMISSARIATA” DA TORINO

Alessandria (Max Corradi) – In Api, o Confapi, o vattelapesca, si continua a litigare. E solitamente si finisce davanti al giudice. Sono lontani i tempi in cui il Cavalier Pietro Zingardi di Novi dava vita all’Api Alessandria negli anni sessanta, associazione gestita mirabilmente da un gruppetto di avveduti imprenditori liberali. Zingardi, mancato agli inizi degli anni ottanta del secolo scorso, aveva uno stabilimento di prodotti odontoiatrici a Novi Ligure, era all’avanguardia. Socio del club internazionale “Amici di Brugg” era un uomo intelligente, molto preparato, liberale e massone illluminato, era un un appassionato intenditore del suo lavoro, e ha fatto del suo stabilimento un punto di riferimento del settore, dotato di molti sofisticati apparecchi per controlli di precisione. Fondò insieme ad alcuni amici imprenditori della nostra provincia l’Api Alessandria, nota in tutt’Italia per la sua efficienza ed efficacia, perché si era reso conto che le piccole aziende non potevano essere assistite adeguatamente da Confindustria che si occupava delle grandi. Quella stessa Api, o Confapi, o vattelapesca che oggi è sprofondata in un agone tale per cui, da almeno tre anni volano gli stracci e anche i portacenere, e sono tutti contro tutti. Basta dare un’occhiata allo schema sotto, per rendersi conto del caos che regna all’interno dell’Associazione delle Piccole e Medie Imprese, la spina dorsale della nostra nazione. Se Confapi Alessandria, pur sfrattata da API Immobiliare costituita da oltre un centinaio di imprenditori dell’Alessandrino proprietaria dei locali, resta nella vecchia sede di Via Pisacane, Confapi Torino, che starebbe facendo opera di proselitismo fra i 520 associati della vecchia Confapi Alessandria (ne ha già raccolti 150), si è piazzata in centro a pochi metri da Confindustria.
Le tensioni sono iniziate qualche anno fa quando, nel 2012, da una costola di Confapi nasceva un’altra organizzazione (l’atto di fondazione è del 5 dicembre 2012), la Confimi (Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata) nata dalla fusione delle Api di Bergamo, Vicenza, Verona e Modena, cui si è aggiunta subito quella di Torino dopo la scissione tra Api e Confapi industria, rimasta nell’organizzazione nazionale. Ora ad Alessandria è stata paracadutata la Confapi di Torino (che non ha niente a che fare con l’Api di Torino) che si è basata in Via Trotti angolo Corso Crimea, pur rimanendo Confapi Alessandria in Via Pisacane sempre presieduta da Giuseppe Garlando. Non c’è più il direttore Enrico Taverna, 53 anni, che è stato sollevato dall’incarico il 20 febbraio 2013, ed ora dirige ALI (Alessandria Imprese), temporaneamente ospite di Api Formazione che dipende da quella torinese in concorrenza con Confapi, per cui nello stesso edificio si trovano i protagonisti dello scontro che ha portato alla fine di Confapi Alessandria in liquidazione dopo l’assemblea del dicembre scorso che ha accertato un buco di circa 5 milioni. Per questo è finito alla sbarra proprio il dottor Enrico Taverna (insieme al presidente Garlando) che aveva come controparti Confapi Alessandria, Consorzio Nord Ovest Energia Confapi, Confenergia srl, Consorzio Api Formazione, e per il quale è stato condannato dalla giudice del lavoro Francesca Lippi ad un risarcimento di 1,4 milioni all’associazione Confapi Alessandria mentre lui, Taverna, chiede danni per 1,6 milioni a Confapi per ingiusto licenziamento, anche se è stata accertata la sussistenza della giusta causa. In particolare Taverna, che ha annunciato appello, dovrebbe a Confenergia 697.000 euro di danni e 147.000 euro per i pagamenti a Edison Energia e Confenergia Servizi, 477.000 euro a Nord Ovest Energia, e 80.000 euro di spese di giudizio.
Intanto nel dicembre scorso l’Api torinese rientrava in Confapi mentre il presidente nazionale Maurizio Casasco si metteva all’opera per sanare la situazione di Alessandria. Nella nuova sede di Via Trotti la settimana scorsa si è tenuta l’assemblea che ha nominato presidente l’ingegner Antonino Giustiniani, 47 anni, direttore operativo di Fir Fulda di Torino che produce tessuti tecnici e feltri colorati impiegati nel settore automobilistico, dei rivestimenti, della moda, dell’arredamento e degli interni, vicepresidente e coordinatore regionale di Fapi (fondo bilaterale per la formazione).

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