Quante volte abbiamo sentito, dal febbraio scorso a maggio, la minchiata fotonica riportata nel titolo, riferita alla proprietà dell’Alessandria Calcio e pronunciata dalle persone più grette, calcisticamente ignoranti, superficiali ed aduse alla maldicenza? Il bello è che chi diceva in pubblico questa cattiveria faceva proseliti e pure certi giornalisti annuivano pudicamente con smorfie d’intesa. Se la squadra quindi si sgonfia nel girone di ritorno per due anni di seguito le colpe sono chiare: gli allenatori due asini incapaci, il DS un malandrino impenitente e poi, la prova regina, la “pistola fumante”, cioè che alla Società non interesserebbe andare in Serie B. Spiegato l’arcano, quindi, grazie a questi scienziati che ne sanno una più del diavolo. Adesso però esce la novità che proprio Di Masi si accolla l’onere dei lavori di miglioria del Mocca che ammontano ad una cifra intorno ai 2.200.000 euro (quattro miliardi e mezzo delle vecchie lire) che il Comune rimborserà in comode rate. Allora, come la mettiamo? Perché, delle due l’una: o il nostro Presidente è diventato matto al punto da voler quasi regalare uno stadio ristrutturato agli alessandrini, oppure nei programmi presidenziali c’è la lucida e precisa volontà di avere un impianto idoneo per affrontare senza patemi la Cadetteria e vanificare così un alibi comodo e perfetto: ma dove vogliamo andare senza uno stadio adeguato? E se da una parte bisogna spiegare a certi figuri (che quanto a cultura sportiva sono poco più che primati) la realtà secondo la quale per vincere il campionato di Legapro non basta volerlo e attrezzarsi per vincere, dall’altra dobbiamo tutti ammettere che Di Masi sta facendo cose eccezionali per portare all’onore del mondo calcistico un territorio che, tra l’altro, non gli appartiene. A proposito poi della presunta poca volontà di Di Masi a vincere il campionato mi sono segnato quelli ai quali ho sentito dire certe minchiate e li aspetto al varco, li sputtanerò con tanto di nome e cognome, e dovranno andare a nascondersi se dotati di un po’ di decenza. Ma se ci fossero alessandrini disponibili a dare una mano anziché vomitare balle, che si facciano avanti. Basta che non appartengano alla schiatta degli ultimi che abbiamo sopportato alla testa dell’Alessandria i quali, ereditati i Grigi pochi anni fa dopo un salvataggio miracoloso, ci hanno regalato otto mesi di disastri sportivi per poi dichiarare di voler mettere in liquidazione la Società durante la ricorrenza del suo centenario. E attenzione, se proprio in quell’infausto periodo governato da “mandrogni che più mandrogni non si può” ha preso piede questa rubrica con il motto “con Cichinisio niente sarà più come prima” (ed è stato di parola, vero “Penna Cadente”, ora rinominata “Come Già Avevo Detto”?) adesso vi annuncio che “col nuovo Mocca niente sarà più come prima“. Il tema degli equilibri all’interno dello Stadio, e non solo, l’avevamo già affrontato qualche mese fa, ma la cosa non era stata presa sul serio perché coloro che si sono autonominati califfi del Mocca sono convinti che le cose che li riguardano siano immutabili o, per lo meno, i tempi dei cambiamenti corrispondano ad ere geologiche. Evidentemente i ventimila alessandrini all’Olimpico di Torino in quella serata magica non hanno insegnato niente, anzi, per alcuni capi della curva, quell’ happening incredibile è risultato fastidioso forse perché sfuggito al loro totale controllo. Adesso arrivano i lavori al Mocca, studiati per rendere la struttura accogliente e sempre più a misura di famiglie. E la cosa sarà un altro colpo ai duri e puri, ben più di quanto si pensi. Intanto, a furia di esagerare con l’autoreferenzialità di pochi, persino la presentazione della squadra è stata spostata a duecento chilometri di distanza: la città ringrazia sentitamente.

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