Ansa – “È stato un gran finale e se ne è andato”, ha commentato il figlio Jacopo Fo a Rainews 24. “L’unica cosa sensata che posso dire – ha proseguito – è che ha resistito e ha continuato a lavorare 8-9-10 ore al giorno fino a quando è stato ricoverato. Bisognerebbe metterlo nei prontuari medici. L’arte, la passione e l’impegno civile servono”.
La notizia della morte di Dario Fo (90 anni) ha fatto subito il giro il mondo: dal Guardian alla Bbc, dal New York Times al Los Angeles Times, da Le Figaro a El Pais passando per la tv indiana Ntdv, tutti i media hanno riportato la scomparsa del premio Nobel ricordando la sua satira.
L’ultima apparizione – Stava già poco bene, ma riuscì a nascondere la sua sofferenza improvvisando anche una vecchia canzone napoletana in una delle sue ultime apparizioni pubbliche per la presentazione del libro ‘Darwin’, nella sua abitazione al quinto piano di un elegante palazzo in Corso di Porta Romana, stracolmo di maschere del tetro, cimeli, targhe e riconoscimenti. Vista e udito gli si erano ulteriormente abbassati, un po’ smagrito, aveva però risposto a lungo alle domande, pronto alla battuta; e con ironia aveva parlato dei suoi progetti futuri. Era il 20 settembre e pochi giorni dopo è stato ricoverato. “Ci dissero che era solo per pochi giorni”, racconta una delle sue collaboratrici in lacrime.
Il ricovero in ospedale – Dario Fo era stato portato in ospedale “10 giorni fa in stato di insufficienza respiratoria legato a una patologia polmonare presente da anni. Una malattia silente e progressiva. E’ stato lucido e collaborante fino a ieri”, ha spiegato Delfino Luigi Legnani, il direttore del reparto di pneumologia. Il figlio di Dario Fo, Jacopo, che da tempo vive in Umbria, si era recato da giorni a Milano per stare accanto al padre.
“È una grande perdita la morte di Dario Fo. Un autore straordinario, innovativo, inimitabile. Un orgoglio del nostro Paese. Tutti gli dobbiamo qualcosa”, dichiara Roberto Benigni.
L’attore si è spento proprio nel giorno in cui è stato assegnato il Nobel per la letteratura 2016 a Bob Dylan. Il drammaturgo fu insignito dell’onorificenza 19 anni fa, il 9 ottobre 1997, con la seguente motivazione: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”. Quel giorno Fo ricevette la notizia dall’ANSA al telefono, mentre era in macchina con Ambra Angiolini, durante le riprese del programma di Rai 3 ‘Milano-Roma’. In un video il momento in cui l’attore apprese la notizia.
È riuscito a terminare il suo ultimo libro “Quasi per caso una donna. Cristina di Svezia” che aveva consegnato a Guanda per cui uscirà entro la fine del 2016. È la storia di una “regina impossibile”, colta e ribelle, ammirata e avversata, imprevedibile e coraggiosa. È stato l’ultimo italiano a vincere il Nobel per la Letteratura. Prima di lui lo ottennero: Eugenio Montale nel 1975, Salvatore Quasimodo nel 1959, Luigi Pirandello nel 1934, Grazia Deledda nel 1926 e Giosuè Carducci nel 1906. Dopo di lui, altri italiani sono stati scelti dall’Accademia svedese in categorie diverse: nel 2002 Riccardo Giacconi vinse il Nobel per la Fisica, nel 2007 Mario Capecchi quello per la Medicina.
La politica ricorda Dario Fo – Cordoglio unanime per la morte del drammaturgo. Renzi: “L’Italia perde uno dei grandi protagonisti del teatro, della cultura, della vita civile del nostro Paese”. Grillo: “Sarai sempre con noi”. I parlamentari M5s: per noi un punto di riferimento
Breve scheda biografica (Wikipedia)
Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926 – Milano, 13 ottobre 2016) è stato un drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo e attivista italiano.
Vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997 (già candidato nel febbraio 1975), i suoi lavori teatrali fanno uso degli stilemi comici propri della Commedia dell’arte italiana e sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è uomo di teatro a tutto tondo.
È famoso per i suoi testi teatrali di satira politica e sociale e per l’impegno politico di sinistra. Con la moglie Franca Rame fu tra gli esponenti del Soccorso Rosso Militante.
Figlio di Felice Fo (Monvalle, 11 novembre 1898 – Luino, 1º gennaio 1987: capostazione e anche attore in una compagnia amatoriale) e di Pina Rota (Sartirana Lomellina, 20 settembre 1903 – Luino, 6 aprile 1987), è cresciuto in una famiglia intellettualmente vivace, nella quale ha potuto ascoltare fin dalla prima infanzia le favole, frammiste a cronaca locale, raccontate dal nonno materno e le storie riportate da viaggiatori e artigiani. Proprio gli affabulatori di paese (ripetutamente citati e ricordati da Fo), grazie alla loro capacità di raccontare gli avvenimenti, avrebbero poi ispirato l’artista nel corso degli anni.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, a seguito della chiamata alle armi della neonata Repubblica Sociale Italiana si arruola giovanissimo volontario nelle file dell’esercito fascista, prima nel ruolo di addetto alla contraerea a Varese e successivamente come paracadutista nelle file del “Battaglione Azzurro” di Tradate.
a.g. – Come lui altri notissimi volti dello spettacolo e del cinema italiani hanno vestito la camicia nera fino alla fine come Raimondo Vianello, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Carlo Dapporto, Giorgio Albertazzi, Totò, Enrico Maria Salerno, Alberto Sordi, Aldo Fabrizi, Marcello Mastroianni, Renzo Montagnani e tanti altri ancora.
