Acqui Terme – Il piano del vescovo di Acqui Pier Giorgio Micchiardi (nella foto) per saldare i debiti, verificare gli investimenti e dare nuove risorse alle parrocchie non è mai partito e venerdì è stato ricevuto in udienza a Roma da Papa Francesco, mentre giovedì sono arrivate “Le Iene” per un’inchiesta che coinvolge la Diocesi. A fermare il progetto di risanamento è stata una lettera, firmata da 38 parroci sui 93 attivi tra Liguria e Piemonte, inviata a metà dicembre 2015 anche al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della conferenza episcopale Italiana, dove si spiega che la diocesi, che si estende da Alessandria a Savona, da Genova ad Asti, è gravata da un debito di svariati milioni di euro a causa di operazioni immobiliari decise in riunioni con clima non sereno e a volte intimidatorio. Una situazione che non sarebbe più sostenibile avendo la diocesi come unica fonte di introito i proventi dell’Otto per Mille che in questi anni è stato già utilizzato in gran parte per coprire le rate dei debiti. Di qui la richiesta di un intervento esterno e la recente convocazione in Vaticano. Dopo la lettera dei parroci a marzo arrivava ad Acqui l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Radaelli, in qualità di visitatore apostolico, praticamente un ispettore della Santa Sede, che doveva indagare anche sulla vicenda di Villa Paradiso, ribattezzata Villa Malesia, l’ex casa religiosa di Varazze ora resort, proprietà del Seminario gestita da Renato Bonora nonostante la volontà del vescovo di riaverla indietro. A gennaio la procura di Alessandria a questo proposito aveva aperto un fascicolo per reati quali truffa e appropriazione indebita, ma poco dopo lo stesso vescovo di Acqui aveva ritirato la querela facendo cadere il procedimento.
La curia di Acqui fra debiti milionari e querele
