di Andrea Guenna – Enzo Bettiza è morto ieri a novant’anni e passa il testimone a tutti coloro che amano la libertà, la verità, il coraggio e la lealtà, in contrapposizione a coloro che preferiscono la menzogna, la vigliaccheria, la malvagità e l’intolleranza. Era nato nel 1927 a Spalato, in Croazia, città dalla quale ha dovuto fuggire nel dopoguerra per scampare alla pulizia etnica perpetrata dai partigiani comunisti di Tito che massacrarono i nostri Fratelli Italiani nelle Foibe. Giunto a Milano con la famiglia nemmeno ventenne, iniziò subito a scrivere per qualche giornale locale per poi approdare nel 1953 al settimanale Epoca. Fu poi corrispondente per La Stampa da Vienna e da Mosca, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Passò al Corriere della Sera sempre come corrispondente dall’estero.
Nel 1974 fondò con Indro Montanelli Il Giornale Nuovo di Milano, di cui è stato condirettore fino al 1983.
Lo ricordo negli anni settanta quando, da giovane liberale, guardavo a Bettiza e Montanelli come a due esempi da seguire. Da grandi cronisti, da liberali schietti, il primo venato dalla malinconia degli slavi – anche se Bettiza era italianissimo -, il secondo spinto dalla tipica causticità dei toscani, insieme hanno tenuto sotto scacco i comunisti per trent’anni. Apparteneva ad un’antica famiglia italiana d’Istria e Dalmazia, ad una di quelle famiglie che hanno portato la civiltà e la bellezza in quella terra tanto amata da patrioti come Gabriele D’Annuzio che la volle “Italianissima” in forza dell’epica conquista della città di Fiume – dove le uniche cose belle le hanno fatte gli italiani – del 12 settembre 1919, quando il Poeta Soldato si mise alla testa di alcuni reparti del Regio Esercito (circa 2 600 uomini tra fanteria e artiglieria) di stanza in Dalmazia e occupò quella città contesa tra l’Italia e il neonato Regno di Jugoslavia.
Dopo la sua esperienza al Giornale Nuovo, a metà degli anni ottanta Enzo Bettiza ha diretto il Resto del Carlino e la Nazione.
Autore di numerosi libri, ha vinto nel 1996 il Campiello con “Esilio”.
Fu anche un politico: senatore dal 1976 al 1979 e dal 1979 al 1989 parlamentare europeo per il Partito Liberale per poi passare al Partito Socialista.
Nemico mortale del comunismo che considerava un esperimento storico e politico fallimentare e funesto, il male assoluto, ha coltivato il sogno di molti uomini liberi della fusione tra liberali e socialisti, in una sorta di sincretismo laburista italiano. Era il sogno di Valerio Zanone e di Bettino Craxi (insieme nella foto d’antan) che forse un giorno diventerà realtà nel nome dell’auspicata rivoluzione keynesiana.
È morto Enzo Bettiza, un grande liberale, fermo nemico del comunismo
