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Concetti fuori tema

Le asinate americane hanno un’origine esoterica: piccola storia e grandi illusioni

20 Febbraio 2018 REDAZIONE Concetti fuori tema 573

Le asinate americane hanno un’origine esoterica: piccola storia e grandi illusioni

Prima parte – Il numero di pensionati aumenta “drammaticamente”, come si dice in USA per amplificare il troppo modesto avverbio “tanto”; e così, aumentando gli anziani e scarseggiando le forze, si formano nuovi dipendenti (“addicted”, direbbero in USA) dalla televisione e da film e documentari da essa trasmessi, con nefaste conseguenze connesse, ma anche col vantaggio di portare a conoscenza, di chi ha avuto poche occasioni (o voglia) di frequentare culture e popolazioni straniere, una parte delle informazioni sui Paesi Extraeuropei che la stanzialità impedisce di acquisire. Il presente articolo, che riguarda la cultura che il popolo degli Stati Uniti d’America sviluppa e esporta, è basato in gran parte su informazioni apprese in questo modo, ma confrontate con altre fonti di apprendimento quali i giornali e la letteratura (i libri).

Il caso di Halloween
Un esempio semplice e significativo: fino agli anni ’60 del secolo scorso la parola Halloween era sconosciuta in Europa, nonostante i rituali associati siano di origine celtica; i molti film e cartoni animati americani precedenti il 1960, che contenevano riferimenti alla celebrazione di Halloween, o non venivano proiettati del tutto, o erano rimaneggiati in modo incomprensibile, o dovevano essere abilmente modificati nel doppiaggio e a volte nelle immagini, perché lo spettatore europeo non restasse disorientato da questo strano Carnevale di fine ottobre che coinvolgeva bambini e adulti di quasi tutto il continente americano. A poco a poco, grazie anche a scambi commerciali, le usanze statunitensi (come il già noto Babbo Natale, che da blu che era divenne color rosso-Coca-Cola) vennero conosciute dagli Europei, ed alcune, fra cui proprio quella di Halloween, fecero il loro ritorno trionfale (commercialmente) in tutto il continente d’origine (l’Europa), pur ignorandosene le origini pagano-religiose.

Il passaggio in America
Il ritardo con cui certe conoscenze o credenze o tradizioni fecero ritorno in Europa dopo l’inizio degli insediamenti in America da parte dei successori di Colombo, o addirittura dei Vichinghi, che sfruttarono il riscaldamento “globale” (o almeno quello della Groenlandia) di allora, si spiega forse come segue: dopo l’arrivo dei primi esploratori europei (fossero essi Vichinghi o Italo-Iberici) ci fu molto movimento dal Nord al Centro America, anzitutto per convertire (e sterminare) gli indigeni e poi per stabilire la supremazia coloniale tra Spagnoli, Francesi e Inglesi, che si batterono per secoli prima di sbarazzarsi degli Indios e dei Pellerossa, stabilendo poi fra loro Europei accordi politici abbastanza precari. Nel frattempo si trasferivano continuamente nell’America Settentrionale, piccole comunità di strani Cristiani, tipo Mormoni o Testimoni di Geova, mal tollerate o perseguitate in Europa; simbolo di ciò è il veliero Mayflower, che nel 1620 portò nel Massachusetts i pellegrini Puritani superstiti di una disastrosa traversata. Il Centro e le isole, colonie dei grandi Stati Europei, vennero abitati da gruppi di delinquenti o sfuggiti alle polizie locali Europee (o Africane o Asiatiche), o condannati alla deportazione da “generosi” tribunali (che altrimenti li avrebbero squartati, o ghigliottinati, o garrottati, ecc., dato che a quell’epoca in Europa fiorivano la “civiltà”, l’arte e le scienze). Contemporaneamente era molto attivo il traffico di schiavi negri e di tutti gli altri colori, con il patrocinio dei rispettivi governi coloniali (i Cinesi, allora come oggi, costituivano una specie particolare di schiavi “volontari”, che apparivano e scomparivano misteriosamente, ma costituivano una forza-lavoro formidabile e molto discreta ed economica). Perciò al netto delle carneficine e dei massacri (e perfino di una spaventosa guerra civile, non ancora estinta ai giorni nostri, visti i dispetti che ancora si scambiano Nordisti e Sudisti) nasceva “La Nazione Statunitense” (USA), in cui spiccavano nobili figure di galantuomini, il cui unico merito era di predicare, pur razzolando maluccio, la coltivazione di valori morali ovvii, quali il rispetto di non ben definiti diritti umani e la pace sociale e politica.

Il Nuovo Mondo non ha niente di serio
Questo nuova nazione, che, grazie alle risorse locali e alla loro ricchezza, alla vastità del territorio, e alla secolare pratica dello schiavismo, incominciava ad apparire al Vecchio Mondo come un Paese di Bengodi, si trovava con una Storia e Cultura nate ufficialmente il 12 ottobre 1492 (arrivo di Colombo), ma con un vuoto di tre secoli, da allora, prima di riuscire a produrre qualche cosa che avesse un valore intellettuale, morale e sociale, Insomma, gli Stati Uniti d’America, dopo 500 anni dal concepimento, non hanno quasi niente di serio da mettere in campo per contribuire alla civiltà dei loro creatori (gli Europei) e del Mondo intero, concetto espresso con maggiore chiarezza nel film “Non Ci Resta che Piangere” (1984) dagli impareggiabili Benigni e Troisi. Peggio ancora sono gli altri Stati Americani minori, a cominciare dal Canada, praticamente colonia inglese fino all’uscita dal Commonwealth (1982), per proseguire col Messico, (ancor oggi con problemi di vicinato con i poco accoglienti Stati Uniti); le isole Caraibiche furono contese a lungo da Spagna e Portogallo, con l’eccezione di Haiti, la prima a rendersi indipendente (1804) in seguito a una vera rivolta di schiavi negri che sconfissero Napoleone, e di Cuba, indipendente dal 1898 (in realtà un protettorato degli USA), che si trovò addirittura a condizionare, negli anni 1960, la Guerra Fredda tra USA e URSS. Solo Brasile, Cile, Perù e Argentina, staccatisi dal dominio rispettivamente di Portogallo e Spagna, di cui conservano la lingua (il Portoghese solo in Brasile), hanno una parvenza di Stati omogenei e indipendenti, anche se tremendamente poveri e con le popolazioni autoctone, e relative culture, destinate all’estinzione. Si può dire, forse con un po’ di superficialità, che gli Stati Uniti, tra i territori colonizzati (ma da Francia e Inghilterra e non da Spagna e Portogallo), furono i primi a conquistarsi l’indipendenza (4 luglio 1776), ma che con essi gli altri innumerevoli stati delle due Americhe, comprese le grandi isole come Cuba, sono ancora alla ricerca di una propria identità e quindi di una cultura. La causa principale sta nella molteplicità delle etnie, comprese quelle dei “conquistatori”, che non hanno saputo (né potuto) amalgamarsi fra loro, né sostituirsi gradualmente alle civiltà e alla storia locale che hanno praticamente cancellato; ha complicato le cose l’infiltrazione degli schiavi africani voluti dagli stessi colonizzatori (continua).

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