di Simone Micocci – Si può smettere di lavorare prima del raggiungimento dell’età pensionabile senza perdere lo stipendio; ciò è possibile grazie agli strumenti per il prepensionamento riconosciuti dalla vigente normativa che riconosce diverse tipologie di prepensionamento, ovvero quegli strumenti che consentono di smettere di lavorare prima del dovuto e di percepire – nell’attesa della pensione – un’indennità sostitutiva.
Come noto per andare in pensione bisogna maturare dei requisiti ben precisi, sia per quanto riguarda l’età anagrafica che l’anzianità contributiva; requisiti che dal 1° gennaio 2019 saranno rivisti al rialzo e di conseguenza tarderanno l’accesso alla pensione.
Anticipare l’uscita dal lavoro, però, è possibile, sia su iniziativa del lavoratore che dell’azienda in cui questo è impiegato; ad esempio ci sono le varie forme di APE (Anticipo PEnsionistico), così come l’isopensione modificata dalla Legge di Bilancio 2018 riservata ai lavoratori impiegati in aziende numerose.
Sapere quali sono questi strumenti e come funzionano è molto importante, così eventualmente da sfruttarli per andare in pensione (almeno nella pratica, visto che nella teoria l’età pensionabile non è ancora raggiunta) prima del previsto. A tal proposito di seguito faremo chiarezza su quali sono gli strumenti per il prepensionamento e sulle condizioni necessarie per accedervi a seconda dei casi.
Isopensione
La Legge Fornero ha introdotto quello che viene conosciuto come isopensione o anche scivolo pensionistico, ovvero lo strumento che consente di anticipare l’uscita dal lavoro fino ad un massimo di 4 anni percependo un’indennità simile alla pensione.
Con la Legge di Bilancio 2018 il limite entro il quale richiedere l’isopensione è stato allungato a 7 anni, periodo in cui il lavoratore ha diritto ad un’indennità sostitutiva di importo pari alla pensione spettante (con l’eccezione contributi figurativi che il datore di lavoro accredita per il periodo di esodo).
Anche se può sembrare una pensione anticipata è importante sottolineare che si tratta di uno strumento per il sostegno del reddito, al pari dell’indennità di disoccupazione, riconosciuto esclusivamente ad alcune categorie di lavoratori. Nel dettaglio, per beneficiare dell’isopensione, il lavoratore deve essere:
- occupato in aziende con più di 15 dipendenti;
- non devono mancare più di 7 anni al raggiungimento della pensione;
- sono oggetto di un accordo sindacale e di uno con l’impresa nei quali acconsentono alla cessazione anticipata del rapporto di lavoro.
La richiesta dell’isopensione deve partire dall’azienda, la quale una volta individuati i dipendenti in esubero ai quali mancano pochi anni per la pensione ne danno comunicazione ai sindacati.
Questi a loro volta sottoscrivono un accordo con i lavoratori (se favorevoli all’isopensionamento), dopodiché il tutto viene inviato all’INPS che comunica all’azienda i costi da pagare per il versamento dei contributi da versare al lavoratore.
Il pagamento può essere in un’unica soluzione o a rate, ma in quest’ultimo caso l’azienda ha l’obbligo di predisporre una fideiussione bancaria come garanzia del debito.
Solo una volta effettuato il pagamento allora l’INPS pagherà al lavoratore l’indennità sostitutiva per tutto l’arco dell’isopensione, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
L’assegno straordinario di prepensionamento
C’è un altro strumento con il quale i lavoratori possono cessare il servizio in attesa della pensione: si chiama assegno straordinario di prepensionamento ma è riservato esclusivamente ai dipendenti delle imprese che aderiscono fondi bilaterali che lo prevedono. Nel dettaglio, questo trattamento è riconosciuto ai destinatari dei seguenti fondi:
