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Per pietà, facciamola finita una buona volta con le bufale a gogò sul cambiamento climatico

6 Luglio 2018 REDAZIONE PRIMO PIANO 446

Per pietà, facciamola finita una buona volta con le bufale a gogò sul cambiamento climatico

Alessandria – Per il fatto che si continuano a leggere bufale su amenità del tipo: bombe d’acqua, acqua d’un mese caduta in un pomeriggio, allarme rosso ed intervento della Protezione Civile, ripubblichiamo molto volentieri un articolo del 16 agosto del 2015 scritto, sul tema, dal grande ed indimenticabile Guido Manzone.

Per le bombe d’acqua e le vasche di laminazione l’Europa ci ride dietro
16 agosto 2015
di Guido Manzone – Sarebbe opportuno che qualcuno, con il dovuto tatto e rispetto, avvisasse i nostri politici, che non brillano certo per cultura cosmopolita, che i termini “bombe d’acqua” e “vasche di laminazione” esistono solo nella lingua italiana ed in nessun altro idioma parlato sul Pianeta. Solo in inglese vi è il termine “cloudburst” che, forzatamente, può tradursi in italiano in “esplosione di nubi” e significa “nubifragio, forte acquazzone”. Quindi sono termini del tutto assenti, in particolare nei testi di meteorologia, geologia, idraulica e quant’altra conoscenza scientifica presente nelle Università o in altri centri di ricerca. La motivazione è molto semplice: sono termini che nulla hanno a che fare con la cultura scientifica, ma hanno un’origine politico-giornalistica e sono stati inventati per motivi ignobili, non confessabili, per giustificare azioni di rapina incosciente delle italiche risorse o col preciso scopo di tacitare l’opinione pubblica e salvare dalla galera i politici, veri responsabili dei disastri ambientali. Le “vasche di laminazione” sono nate per incrementare l’uso del cemento in periodo di crisi dell’edilizia. Per il termine “bomba d’acqua” si conosce anche l’origine. È un neologismo coniato ufficialmente dal quotidiano La Nazione nel settembre 2003 per trovare una scusa, non riconducibile all’agire dell’uomo, ma attribuibile alla natura per il disastro ambientale che colpì la provincia di Carrara proprio in quel periodo. I toscani, si sa, sono assai abili nel maneggiare la lingua italiana e nel confezionare menzogne credibili spacciate con agile linguaggio. All’inizio il neologismo ebbe scarsa diffusione se non nel giornalismo di basso livello. Per alcuni anni vivacchiò nel grigio dell’informazione marginale fino al 2013 quando, per motivi che sfuggono alla nostra conoscenza (forse il giornalista che l’aveva inventato aveva fatto carriera), cominciò ad essere utilizzato alla grande in televisione. E da quel momento entrò nel linguaggio del giornalismo in malafede nonchè a far parte del penoso bagaglio culturale degli ignoranti. Il giornalismo di buon livello si guardò ben bene dall’usarlo. Le “vasche di laminazione” sono invece un’invenzione dei cementieri ed anche esse sono presenti solo in Italia. All’estero dopo anni, per non dire secoli di interventi dissennati, dove fu possibile si cercò di ricostruire lungo il corso dei fiumi le aree golenali (che sono cosa molto seria) per dare sfogo alle acque di piena. Noi italiani, che siamo furbi ed astuti, e dovevamo fare ingrassare i cementieri, pensammo di fare sfogare le acque in vasconi costruiti in cemento posti lungo i fiumi. È una pura follia. Non solo perchè è un gigantesco furto di denaro pubblico, ma anche perché, per contenere le grandi piene del bacino del Po, sarebbe necessario cementificare gran parte della Valle Padana che, tra una piena e l’altra, dovrebbe smettere gran parte della propria produzione agricola, attualmente tra le più alte e remunerative del mondo. Fare poi vasche di laminazione lungo fiumi che sono notoriamente fogne a cielo aperto, come il Lambro, l’Olona, il Seveso o il nostro Lovassina, è pura demenzialità. Poichè le loro acque non sono depurate, anche se si finge che lo siano, equivale a trovarsi, quando si ritirano, con migliaia di ettari di fanghi tossici. In un paese civile i soldi sprecati nelle vasche di laminazione andrebbero in primo luogo impiegati per costruire i depuratori che non ci sono o sono insufficienti. Ma perchè ciò avvenga sono indispensabili tre cose: uno, che i politici smettano di rubare; due, che gli enti pubblici facciano i controlli cui sono preposti per legge; tre, che i privati facciano funzionare bene i propri depuratori industriali. Qualcuno, sempre con la massima gentilezza, dovrebbe avvisare i politici che all’estero quando sentono parlare di “vasche di laminazione” e di “bombe d’acqua” si rotolano per terra dal ridere. Se ai nostri politici fare gli zimbelli d’Europa non dispiace, a noi che scriviamo queste note non piace per niente.

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