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Italia

Crimi: questo ordine dei giornalisti non va, o cambia o lo aboliamo

8 Agosto 2018 REDAZIONE Italia 134

Crimi: questo ordine dei giornalisti non va, o cambia o lo aboliamo

Roma – “Non l’avevo detto a nessuno, ma avete scoperto il nostro grande segreto. Dunque confesso: il Movimento 5 Stelle vuole abolire l’ordine dei Giornalisti”. Lo scrive su Facebook il sottosegretario con delega all’Editoria, Vito Crimi, tornando sulle polemiche che le dichiarazioni da lui rilasciate in Commissione Cultura hanno suscitato ieri, alle quali hanno replicato il presidente Cnog, Carlo Verna, prima, e successivamente i vertici Fnsi.
“Ero certo che le 300.000 persone scese il piazza nel 2008 per invocare l’abolizione dell’Ordine fossero passate inosservate e pensavo che nessuno si fosse accorto, l’anno seguente, della nascita di un Movimento sancita proprio su questo tema così complesso e delicato… speravo poi che nessuno ricordasse i miei primi disegni di legge presentati nel 2013, che prevedevano proprio l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, e che il dibattito in Aula nel 2014 durante la legge di riforma delle modalità di sostegno all’editoria fosse caduto nel dimenticatoio”, aggiunge ironicamente.
“Ma ieri, finalmente, il mistero è stato svelato. E dopo 10 anni alcuni ‘giornalisti’ (le virgolette non sono casuali) hanno scoperto che sì, forse potrei avere questa idea in testa. Al di là dell’ironia, sono vent’anni che si dibatte della reale utilità dell’Ordine e non si riesce a trovare unanime consenso neanche tra chi ne sostiene il ruolo. Come ho tenuto a precisare nell’audizione di ieri nella commissione Cultura della Camera dei Deputati, avrei potuto fare come nel 2013: presentare subito, senza pensarci due volte, una proposta di abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Invece, pensate un po’, ho preferito incontrare prima i nuovi vertici dell’Ordine, ascoltarli e accogliere con favore il loro percorso di autoriforma, in attesa di valutarne la proposta”, spiega.
“Ho comunicato direttamente al presidente dell’Ordine la mia disponibilità ad aspettare la loro proposta di autoriforma, per comprendere se sarà in grado di rispondere alle tante criticità sollevate sulla necessità che esista un albo dei giornalisti, un organo che possa decidere chi può scrivere notizie e chi no – prosegue Crimi -. Addirittura, si parla di minacce da parte mia. Ora manca solo che qualcuno scomodi Putin o qualche troll russo su Twitter, e allora il segretissimo piano di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti sarà definitivamente svelato. Ma vi svelo un altro segreto: dal primo giorno in cui ho ricevuto le deleghe all’Informazione e all’Editoria, il mio ufficio ha visto una raffica di appuntamenti e incontri coi giornalisti, piuttosto che con gli editori. Contrariamente a quanto si possa pensare  – spiega Crimi -, non sono barricato in un fortino: anzi, la mia porta è sempre aperta per ascoltare rilievi e preoccupazioni, condividere problemi, cercare soluzioni e camminare insieme verso le necessarie riforme che l’editoria attende da tempo, oramai non più procrastinabili. Il mio lavoro è questo: ascoltare, confrontarmi e prendere di conseguenza decisioni politiche. E non posso far altro che ringraziare tutti i giornalisti che mi hanno sempre parlato con franchezza, offrendomi consigli, suggerimenti e rivolgendomi anche critiche serrate”. Secondo il sottosegretario con delega all’Editoria l’Ordine dei Giornalisti è diventata una “gabbia” nella quale ci si deve muovere secondo precise direttive. Per Crimi  questo fatto è pericoloso per la libertà di informazione per cui l’atteggiamento dei giornalisti che rispettano le consegne sarebbero responsabili “della profonda crisi dell’informazione tradizionale” a danno “di un’informazione libera e condivisa, senza filtri e senza ordini di scuderia che impongono chi può e chi non può scrivere o fare informazione. L’informazione, secondo Crimi, si ha quando esiste il vero pluralismo e quando chi fa informazione garantisce la pluralità delle opinioni. Oggi secondo il politico pentastellato esiste invece la pluralità dei soggetti. “A chi ancora difende l’attuale Ordine dei Giornalisti, definendolo l’unico presidio a tutela della loro libertà – ha spiegato infine Vito Crimi – ricordo solo che l’Ordine esiste dal 1925 e che con l’Ordine vigente ci ritroviamo oppressi dal precariato nel giornalismo e senza nessuna tutela per chi svolge il lavoro di giornalista”.

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