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Le intollerabili inesattezze di Riccardo Molinari sul debito di Alessandria e sul “finanziamento romano”

12 Giugno 2019 REDAZIONE PRIMO PIANO 1178

Le intollerabili inesattezze di Riccardo Molinari sul debito di Alessandria e sul “finanziamento romano”

Alessandria (Piero Evaristo Giacobone) – Scusate se insisto, ma mi chiamo Evaristo e trovo difficile dare tutte le ragioni a Molinari Riccardo, capogruppo della Lega alla Camera, quando parla di Alessandria e dei suoi debiti. A proposito, proprio qualche giorno fa, mamma Rai, intesa come Radio, ha mandato in onda un confronto a distanza fra il sindaco di Alessandria e quello di Catania. Il primo, Cuttica, uscito dal dissesto dichiarato da Maria Rita Rossa, il secondo che invece lo ha dichiarato ora. Quali le differenze? Che, se Alessandria avrà i 20 milioni, che sono suoi, dal Parlamento, si scoprirà che avrà dissestato per circa 26 milioni (su un patrimonio di 540 milioni), mentre Catania è andata in default per poco più di un miliardo e mezzo (1,550 miliardi di euro), 58 volte il debito mandrogno. Sì, avete letto bene: cinquantotto!
Vi pare la stessa cosa? A me no, eppure tutto è macinato dai media come se un chilo di orzo fosse uguale ad una tonnellata di grano.
Procedo con ordine.
Perché Molinari si impegna nel sostenere che i debiti sono stati fatti genericamente dalle amministrazioni precedenti? È un modo di dire sintetico che funziona comunicativamente, ma non è del tutto vero. Ora, noi viviamo in un mondo che si basa sulla continuità amministrativa, per cui i debiti dell’uno li paga il suo successore, così come si avvantaggerà dei crediti del suo predecessore. È stato così anche nel passaggio di Scagni con Fabbio, che si è trovato: 123 milioni di debito aggiuntivo nel 2007, 82 milioni di mutui in più, 22 milioni di debito di tesoreria, maggiori debiti commerciali verso fornitori pari a 105 milioni. E lasciamo stare i debiti verso le partecipate, i titoli tossici come i derivati che ancora oggi attanagliano il Comune (nonostante Fabbio ne sia riusciti a cancellare alcuni), 44,5 milioni di prestiti in Buoni Ordinari del Comune (BOC). E Fabbio con l’apporto di Luciano Vandone invece ha chiuso con 26 milioni di debito, partendo da una situazione disperata, ma mai alzando la voce e non incolpando da ogni pulpito la Scagni, che, per tutto ringraziamento, lo ha pure denunciato.
Solo Rita Rossa, dichiarando il dissesto, ha tentato di interrompere questa pratica democratica, manu militari, senza peraltro riuscirci perché il vecchio debito (i 46 milioni o 26, dirò dopo) non l’ha mai iscritto a bilancio ed oggi il sindaco di Alessandria Professor Marchese Gianfranco Cuttica di Revigliasco (se non lo chiami così non si gira) è costretto a farsene carico.
Ma come, direte voi, un dissesto con tutto il suo seguito di tasse al massimo e di sacrifici dei cittadini, senza pagare i debiti? Già, proprio così. Anzi, la Rossa è riuscita nell’intento di farsi imprestare 73 milioni di euro dallo Stato che ora si stanno pagando a Roma in venti “comode” rate annuali da circa 4 milioni l’una ogni anno senza intaccare il debito che è rimasto inalterato e oggi pesa sui conti del Municipio.
Perché 26 e non 46 milioni, cosa è successo? Durante i primi mesi del 2012, il ragioniere capo del sindaco Fabbio, Paolo Ansaldi, era riuscito a pagare ben 53 milioni di euro di debiti del 2011 (segno di una sicura capacità di spesa del Comune, incassando residui attivi per 20 milioni: saldo circa 33 milioni). Il dissesto riguarda i conti fino al 2011 e quindi questi pagamenti dovevano essere sottratti dal debito. Si è fatto? Solo in parte, perché l’Organismo Straordinario di Liquidazione (confidenzialmente OSL) ha richiesto al Comune di considerare queste risorse solo al 40% del loro valore, cioè circa 11 milioni. Cosa ha fatto il Consiglio Comunale a maggioranza di sinistra e con il voto contrario del centrodestra? Ha accettato la decurtazione e ha surrettiziamente aumentato il debito storico di circa 20 milioni.
E qui Molinari prende una cantonata: non si tratta di un errore dell’OSL, organismo tecnico nominato dal Presidente della Repubblica, ma di una esplicita volontà della Giunta Rossa e della sua maggioranza consiliare.
Suggerisco a Molinari, essendo ascoltato da molti concittadini, di correggere il tiro e di dare a Cesare le colpe di Cesare.
Altra questione: siamo sicuri che Cuttica non abbia fatto nessun debito in questi due anni di mandato? I conti non dicono queste cose, anche se per ora si tratta di un debito potenziale, tecnicamente di un accantonamento per crediti di dubbia esigibilità pari a 21 milioni. Può rientrare in breve? Se tutti pagano sì, altrimenti no. Quindi anche l’Amministrazione in carica, che ha già i suoi guai col passato, rischia di averne anche in futuro.
Peraltro il “Piano di Riequilibrio” che la Giunta sta approntando per rientrare dal debito (e che doveva essere fatto prima del dissesto, altra cappella presa dalla Rossa) non sarà un compito facile ed espone il Comune ad intemperate da parte dei creditori.
E io pago!

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