Palermo (askanews) – Ha lasciato Agrigento la notte scorsa Carola Rackete, la comandante della nave “Sea Watch 3” dopo la decisione della gip agrigentina Alessandra Vella (nella foto a lato) di non confermare nei suoi confronti l’arresto. Per la 31enne attivista tedesca, la Procura di Agrigento aveva avanzato l’accusa di resistenza e violenza a nave da guerra per aver urtato volontariamente una motovedetta della Guardia di Finanza che le impediva l’ormeggio della nave alla banchina di Lampedusa.
La magistrata invece ha ritenuto la sua manovra giustificata da una “scriminante” legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere” quello di salvare vite umane in mare. Rackete, già bersaglio di pesanti minacce e offese la notte dello sbarco a Lampedusa, avrebbe subito ulteriori minacce e per tale ragione è stata portata via dalla città dei templi. Il prossimo 9 luglio dovrebbe essere nuovamente interrogata nell’ambito dell’inchiesta che stavolta la vede indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La decisione della gip non è stata accolta positivamente dal ministro dell’Interno Matteo Salvini che, in un videomessaggio pubblicato sui suoi canali Facebook, ha accusato la magistrata di “avere preso una decisione politica”, e per questo il ministro ha annunciato la volontà di provvedere quanto prima al rimpatrio di Rackete. Una mossa che però difficilmente potrà essere eseguita, dal momento che la Procura di Agrigento non ha concesso alla comandante il nulla osta per l’allontanamento dall’Italia. Il procedimento amministrativo avviato dopo la disposizione del prefetto, infatti, non può essere eseguito senza il parere positivo dei pm visto che la comandante della Ong è indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Carola Rackete lascia Agrigento ma il Tribunale nega il rimpatrio
