Asti – Una banda di spacciatori italiani, tunisini, albanesi e nigeriani è stata smantellata dalla Polizia che è riuscita a tracciare con esattezza lo smercio di stupefacenti fra cocaina, eroina, ma anche anfetamine, in diverse piazze e vie della città e perfino davanti ad una scuola elementare e una media. La maxi operazione dell’Antidroga della Mobile, guidata dal vice questore aggiunto Loris Petrillo e portata a termine dagli uomini e dalle donne del vice ispettore Luca Lamberti, ha fatto emergere una rete criminale che si riforniva a Torino in treno, tutti i giorni, anche più volte al giorno, da Joe o da Zidan, due “fornitori” torinesi. Vendevano anche la speedball, una miscela molto pericolosa di coca ed eroina. Nel corso della brillante operazione denominata Riki Cod, dal soprannome del primo arrestato, sono scattate le manette per venti persone, di cui 11 in flagranza di reato, mentre sono 49 gli indagati, di cui 9 per favoreggiamento. Cinque sono i ricercati. “Le indagini sono durate un anno – ha detto il questore Alessandra Faranda Cordella in conferenza stampa – e sono state accertate circa 30.000 dosi di droga, per circa sette chili di merce”. Un anno di indagini, dirette dal procuratore aggiunto di Asti Vincenzo Paone, e 12.000 ore di intercettazioni, pedinamenti e appostamenti, hanno consentito di fare luce su un colossale giro di spaccio che riforniva anche minorenni. Sono finiti in carcere, su misura cautelare del gip Alberto Giannone, gli astigiani Riccardo Schialva 43 anni, Pietro Origlia 55, i tunisini Mahdi Chaabeni 47 anni detto detto “Zio”, Ahmed Mamni, Mourad Saidi, Moez Ben Hassen Bouchida, Hafedh Selmi chiamato “Fabietto” o “Fabien” e Onoeka Ohamara Kingslay. Per altri sei sono stati disposti i domiciliari. L’operazione è iniziata con l’arresto di Schialva, soprannominato “Riki Cod” nel 2017, e subito era emerso che a Torino acquistavano pacchettini termosigillati di sostanze e le tenevano in bocca. Se scoperti le avrebbero potute ingoiare facilmente. Molte conversazioni registrate dai telefonini erano con consumatori, residenti in città ma anche in provincia. Il quartiere generale dei tunisini era in via Atleti Azzurri (zona lungo Borbore), mentre le principali zone di spaccio erano i giardini del Bosco dei Partigiani e della Resistenza, Piazza Cagni, la zona della Stazione dei treni, Corso Galileo Ferraris e Corso Savona vicino alla Posta. Gli stupefacenti si potevano trovare e acquistare nelle Vie Viale, Torricelli, Corso Felice Cavallotti, Corso Volta, Via Fiume, Via Malta e Via Zara. Gli spacciatori stazionavano anche davanti a una scuola media, una scuola elementare e un istituto superiore, dove avvicinavano nuovi clienti tra i giovanissimi. I pusher, oltre alle droghe tradizionali, vendevano anche un miscuglio micidiale di eroina e cocaina chiamata speedball o powerball, che ha effetti pericolosi per la salute. Molto richiesta era anche l’eroina tagliata con farmaci o anfetamine e altre sostanze altamente velenose, che si iniettano o si sniffano, vendute a prezzi molto bassi
In manette spacciatori che piazzavano la droga anche davanti ad una scuola elementare
