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OPINIONI

La canea mediatica antifascista

9 Febbraio 2020 REDAZIONE OPINIONI 385

La canea mediatica antifascista

di Maurizio Blondet – Propongo un esperimento mentale. Immaginate, che so, che Casa Pound, Salvini o Fratelli d’Italia convochino a Roma un convegno a cui arrivano Victor Orban, Marion Maréchal Le Pen, Newt Gingrich, l’ambasciatrice della Polonia (regime “illiberale”), ed è invitato lo spagnolo Santiago Abascal, di Vox. Titolo del convegno: “Dio, onore, patria”.
Orbene, adesso immaginare lo strepito mediatico, l’ululato che andrebbe da Il Manifesto a La Repubblica al Corriere, si estenderebbe su tutti i canali Rai; su Radio 24, immaginate il cipiglio pieno di rimproveri dei Mentana, l’altolà dei Paolo Mieli, il grido antifascista dei Lerner e dei Taradash, la condanna pacata ma recisa dei Galli della Loggia; immagino le facce dei Riotta, della Gruber: “È l’Internazionale Nera! Qui, a Roma, città martire della Shoah e della Resistenza! Il complotto dei fascismi europei! Vietare! Impedire!”. Pensate solo ai centri sociali, ai black bloc, come metterebbero a ferro e fuoco l’hotel dove i “Neri” si riuniscono. A me sembra di vedere  gli occhi iniettati di sangue e  le zanne digrignanti di Corrado Formigli, “la condanna del Papa” immancabile , le grida, gli ululati della canea mediatica minore, della muta addestrata ad addentare ai polpacci tutti “populisti e sovranisti”;  le bave alla bocca dei Riotta e dei Parenzo durissimi ad esigere la repressione e la censura, l’intervento del Ministro dell’Interno; sento già il vibrato discorso di condanna definitiva di Mattarella dal Quirinale…
Invece il convegno è avvenuto. Lo ha organizzato Yoram Hazony (nella foto a lato) , un simpatico israeliano americano, ex aiutante di Benjamin Netanyahu, ebreo ortodosso ed esegeta della Torah, presidente di un Istituto Herzl a Gerusalemme (che mira a rivitalizzare il popolo ebraico) autore di un libro intitolato “Le virtù del nazionalismo” dove appunto dimosta che “nazionalismo” è bene, e che tutti i crimini che gli vengono attribuiti vanno invece addebitati all’idea di impero.
E la muta di doberman non s’è avventata ad addentare. Hanno abbassato le orecchie uggiolando. Le iene e gli sciacalli si sono reingoiate le bave e le strida, i lupi hanno represso gli ululati in uggiolii, e reinfoderato le zanne. Ammansite le torme e le mute da caccia al fascista, si sono acquattate ai piedi del domatore, accennando persino a sobri scodinzolii. Sui (pochi) media che ne hanno parlato, si sono sprecate espressioni di rispetto per il domatore, il suo libro e la sua iniziativa, persino di rivalutare il nazionalismo al modo di Hazony.
Che bello e consolante spettacolo di mansuetudine. La canea, le torme e le mute bavose quasi sapendo per istinto che il nazionalismo al modo del domatore non ha nulla di veramente sporco che meriti la loro vigilanza di cerberi. Perché è una forma superiore e pura di nazionalismo, fresco di bucato e pulito, senza razzismo, guerra, negazionismo, autoritarismo, banca centrale del popolo ed altri crimini. Ci rallegriamo per la legittimazione della Le Pen e della nostra Meloni, come di Orban; sono così malridotte le loro idee e voci emarginate (quando non criminalizzate) che semplicemente ha rallegrato vedere la bella Marion sul palco a parlare dei nostri temi, con quelle bellissime gambe (nella foto).
Naturalmente, basta accettare la giusta intuizione di Hazony, in veste di docente della Torah: “Nelle scuole vengono fatti studiare i filosofi dell’Illuminismo, che sono i filosofi dell’individualismo; non ci viene insegnata la Bibbia che contiene la vera filosofia delle nazioni”, ha detto. È appunto così che leggono la Bibbia gli israeliani: come un manuale del  nazionalismo e l’atto notarile catastale che legittima il possesso della terra.

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