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OPINIONI

Zangrillo: i deceduti per Covid-19 sono sovrastimati

15 Giugno 2020 REDAZIONE OPINIONI 446

Zangrillo: i deceduti per Covid-19 sono sovrastimati

Che cosa ha detto il professor Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, sui morti per Covid-19 e i numeri aggiornati dell’Istituto Superiore di Sanità

Roma (Giusy Caretto di Start Magazine) – I decessi per Covid-19 “ora sono sovrastimati”. A dirlo, a Non è l’Arena, programma condotto da Massimo Giletti su La7, è stato ieri sera, domenica 14 giugno il professor Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano. Zangrillo sostiene infatti che adesso ci sono persone che muoiono con il Covid, ma i motivi del decesso sono altri.
“La malattia, da un punto di vista clinico, non ci fa più paura”, ha sottolineato Zangrillo.
Ma cosa ci dicono i bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità sul numero di deceduti? Andiamo per gradi.

Le parole di Zangrillo
Secondo il professor Zangrillo ci sono persone che muoiono col Covid, ma muoiono di tutt’altro. Zangrillo ha raccontato il processo e il trattamento di un paziente che arriva in ospedale con un infarto, a mo’ di esempio.
“Quando entra una persona colpita da infarto del mio cardio, viene effettuato un tampone per determinare se positivo o meno al Covid, ma nel frattempo la situazione clinica precipita, per cui entra in emodinamica, entra in sala operatoria di cardio chirurgia, ma dopo due giorni Mario Rossi muore. Questa persona viene comunicata alla protezione civile. È morta con il Covid, ma è morta di tutt’altro”, ha sostenuto Zangrillo a Non è l’Arena.

Dobbiamo fare nuovamente i conti?
Ma se le persone morte con il Covid muoiono, in realtà, di tutt’altro significa che dobbiamo rifare i conti? Secondo Zangrillo, “in una prima fase i decessi per Covid erano sottostimati, ora sono sovrastimati”. I numeri comunicati, dunque, non sono esatti e solo l’Istat, tra circa due anni, potrà far luce sulla questione.

Il virus esiste, ma a livello subclinico
“Con questo non voglio minimizzare – ha aggiunto il direttore della terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano – il virus esiste e continua ad esserci ma è a livello subclinico”.
“Noi sappiamo come curare tempestivamente e meglio i malati, non è giusto dire <attenzione arriverà la seconda ondata si salvi chi può>”, ha detto il professore, specificando: “Abbiamo portato evidenze utili a dimostrare che l’Italia sta uscendo dalla fase clinica, che la malattia da un punto di vista clinico non ci fa più paura e non ci farà più paura”.
Che il virus, in Italia, ancora non è morto lo dicono anche i numeri comunicati dall’Istituto Superiore di Sanità nel bollettino settimanale, che mostrano comunque un rallentamento del contagio.

Mortalità più alta in soggetti anziani
Guardando ai decessi è possibile osservare che c’è della mortalità con l’aumentare dell’età dei casi. In Italia sono deceduti (dati ISS al 9 giugno) 4 bambini tra 0 e 9 anni (su 2.025 casi), e 0 soggetti tra 10-19 anni su 3.651 casi. I morti tra i ragazzi di 20-29 anni sono 15 (su 13.426 casi). La mortalità sale oltre il 2% tra i soggetti di 50-59 anni e balza oltre il 10% tra chi ha tra i 60 e i 69 anni.
La percentuale della mortalità è del 26% tra i casi di coloro che hanno 70-79 e sale al 32% tra chi ha 80-89 . Resta sopra il 30% anche per chi ha più di 90 anni.
La mortalità, secondo il report Iss, è più elevata in soggetti di sesso maschile in tutte le fasce di età, ad eccezione della fascia 0-9 anni.

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