Vercelli – La parola riso ha quattro lettere. Ma racchiude in sé una storia millenaria, è l’alimento più consumato al mondo e in Italia è una delle eccellenza nel triangolo Vercelli-Novara-Pavia. E la parola riso “non può essere un marchio individuale”.
Il responso arriva dall’Ufficio Marchi dell’Unione Europea. Eppure c’è stato un tentativo di scippo perché il brand “riso” faceva gola ai risicoltori asiatici che avrebbero voluto utilizzare il marchio e per farlo si erano rivolti all’Unione Europea.
E in un primo momento ci erano anche riusciti. In questo modo avrebbero negato a migliaia di aziende la possibilità di usare questa parola.
Ad intervenire, per fortuna, ci ha pensato l’Ente Nazionale Risi che tra gli scopi statutari ha proprio la difesa e valorizzazione dei prodotti italiani. L’Ente ha, infatti, evitato che una potente industria vietnamita si appropriasse del marchio. Un fatto simile si era già verificato nel 2017, quando l’ente presieduto da Paolo Carrà e diretto da Roberto Magnaghi aveva sventato un tentativo di “scippo” del nome Carnaroli, con il quale si identifica una delle più importanti varietà di riso italiane. Allora si trattava di un imprenditore milanese che di cognome fa proprio Carnaroli.
Questa volta ci ha provato una grande industria del Vietnam, Paese del Sud Est asiatico che produce riso, e che costituisce una minaccia al cereale italiano per via dei contingenti importati in Europa.
I vietnamiti ci hanno provato, avevano registrato il marchio “riso” per poterlo utilizzare per i loro scopi: non solo pacchi del cereale ma derivati come gallette e farina. L’Ente per la tutela del made in Italy è, però, entrato in azione grazie al suo servizio di monitoraggio sulle registrazioni dei marchi che potrebbero recare difficoltà al comparto. Il sistema di allerta ha funzionato, e lo stesso Ente ha formulato una serie di osservazioni tramite un noto studio legale di settore, Jacobacci & Perani. Alla fine l’European Union Intellectual Property Office, l’Ufficio marchi dell’Ue, ha rimosso la domanda dal registro. “È assurdo che l’Ue non abbia pensato alle difficoltà che avrebbe creato al nostro settore prima di concedere il brand. Per fortuna abbiamo un valido sistema di monitoraggio: appena ce ne siamo accorti siamo subito intervenuti facendo ricorso” ha affermato il presidente dell’Ente Nazionale Risi Paolo Carrà.
Il brand “riso” non va registrato: partita da Vercelli l’offensiva contro un’azienda vietnamita che voleva il marchio per lanciare i propri prodotti
