Novara– Hanno intenzione di presentare ricorso gran parte dei legali dei 26 indagati per la psico setta scoperta a Novara e con ramificazioni a Milano, Pavia e Genova.
Vogliono chiedere la restituzione di pc e cellulari ma per loro sarà anche l’occasione di poter vedere alcune carte dell’accusa. La procura, infatti, all’udienza in tribunale deve presentare almeno una parte degli atti dell’inchiesta “Dioniso”.
A tutti è stata contestata l’associazione per delinquere, con diversi ruoli e sfumature.
Ci sono poi singoli episodi di violenza sessuale che riguardano solo il «Dottore», il capo setta G. M. G., settantasettenne residente a Milano e spesso dimorante fra i boschi della valle del Ticino, e i principali collaboratori coinvolti nei riti magici e nelle orge che vi facevano fa sfondo, con il coinvolgimento di donne che vivevano un momento di debolezza e, così è emerso in due anni di indagine, anche di minorenni. Alcuni fatti risalgono molto indietro nel tempo, e sono prescritti. Si sta ora lavorando per verificare se esistono reati legati all’attualità della setta, in attività fino a pochi giorni fa.
La polizia ha ascoltato diversi testimoni. Gli indagati no. Potranno essere ascoltati qualora ne facciano richiesta, oppure se il pubblico ministero ne ravvisi la necessità.
Si parte dal racconto di una donna oggi trentacinquenne, nome fittizio “Anna”, che dopo un cammino di riflessione partito nel 2010, quando è riuscita a staccare il cordone ombelicale con la setta, nel 2018 ha contattato la questura di Novara. Una donna che oggi si è rifatta una vita ma che ha dovuto sopportare un cammino difficile e doloroso.
Nell’operazione «Dioniso» si è assistito proprio a questo, un indottrinamento della donna, una cancellazione del proprio io per arrivare a soddisfare «Lui», solo lui.
Non ci sono altri uomini protagonisti del sesso, così come non ci sono mariti, compagni o fidanzati delle vittime. Erano tutte convinte di poter stare bene semplicemente vivendo all’interno della setta, e partecipando agli incontri conviviali a Cerano, Milano, Pavia. “Lui decide tutto, decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare», ha detto una giovane. «Lui sceglie se puoi o non puoi frequentare i nostri “luoghi fatati”, ha aggiunto un’altra. E ancora: “Non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso”.
A indirizzare la mente verso questo rispetto ossequioso del “Dottore” la lunga schiera di collaboratori inseriti nelle attività commerciali e professionali a lui riconducibili: una piccola erboristeria in via Pisanello 8 a Milano, negozio collegato alla «Quintessentia», un laboratorio di fitocosmesi, oli essenziali, estratti fluidi e erbe medicinali che si trova a meno di 300 metri da lì, in via Osoppo 7. E poi due scuole di danza nella zona di Porta Ticinese, o ancora la bottega «Celtic Siopa» di via Vigevano annessa alla libreria-casa editrice legata al gruppo, «Terre di mezzo». E infine uno studio di psicologia con diverse psicologhe adepte del leader, frequentatrici dei suoi incontri fin da giovani che poi sono state indirizzate verso quel percorso di studi.
In tutte queste sedi domenica sono state eseguite delle perquisizioni.
La polizia di Novara è stata anche in un’abitazione che si trova in località Costa Montefedele di Montù Beccaria, in provincia di Pavia: lì soggiornavano quattro donne, tutte maggiorenni, che dopo il passaggio degli agenti avrebbero lasciato la zona. Nessuna di loro sarebbe iscritta nel registro degli indagati. Tre adepti, due donne e un uomo, sono stati invece perquisiti in una casa di Montoggio, frazione di Bromia, in Liguria, poco distante dal centro del paese. La loro presenza in zona è tutta da approfondire ma in base ai primi accertamenti si trovavano lì per seguire un corso di spiritualità e uno di spada celtica. L’elemento celtico, e i simboli esoterici, ritornano in molti fascicoli dell’inchiesta. Una statua che richiama riti celtici è anche in bella mostra nel cortile della villetta di Cerano usata per le attività della setta.
Chiesto il ricorso per i ventisei indagati della psico-setta di Novara che faceva capo al “Dottore”
