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Per i coniugi Vincenti e Patrucco ci sono due parti del processo: quello di truffa e danni, e quello di omicidio che partirà a settembre; per quanto riguarda il processo di ieri la sentenza appare proporzionata

24 Luglio 2020 REDAZIONE PRIMO PIANO 172

Per i coniugi Vincenti e Patrucco ci sono due parti del processo: quello di truffa e danni, e quello di omicidio che partirà a settembre; per quanto riguarda il processo di ieri la sentenza appare proporzionata

Alessandria (Andrea Guenna) – Dura Lex sed Lex. La condanna di quattro anni di carcere inflitta a Gianni Vincenti e Antonella Patrucco, i coniugi imputati per l’esplosione che ha distrutto un agriturismo a Quargnento e ucciso tre Vigili del Fuoco, sembra ridicola se rapportata alla tragedia dell’evento, ma essendo riferita ai reati di crollo, lesioni ai soccorritori feriti nell’esplosione e truffa all’assicurazione, appare congrua. Ricordiamo, per la cronaca, che nella notte fra il 4 e il 5 novembre 2019 tre Vigili del Fuoco perdevano la vita dilaniati dalla seconda esplosione. La domanda è: tra la prima e la seconda esplosione, chi aveva minato l’edificio poteva intervenire per evitare una tragedia? Non bisogna infatti dimenticare che la fase di preparazione dell’esplosione, con la doppia regolazione del timer, secondo la difesa non sarebbe stata voluta, data l’imperizia di chi ha preparato l’innesco, per cui le esplosioni sono state due. Dopo la prima esplosione il vicino ha chiamato i pompieri che sono giunti sul posto proprio quando si è verificata la seconda esplosione. Da qui si evince che potrebbe escludersi la volontà di uccidere, anche perché Vincenti e Patrucco volevano solo compiere una truffa, facendo saltare per aria il fabbricato, affermando che si trattava di un attentato, per poi incassare l’assicurazione. Quindi ieri, in aula, a differenza di quello che si legge in giro, non si è tenuto il processo per omicidio che è stato stralciato, ma la parte riferita alla truffa, ai danni e alle lesioni. Per il resto il dibattito partirà da settembre. Solo allora si tratterà di stabilire se si sia trattato di omicidio doloso o preterintezionale, cioè a dire se chi ha commesso il fatto volesse anche uccidere o meno, per cui la tragica morte dei tre pompieri eroi sia andata oltre l’intenzione del reo o dei rei. Il processo dovrà in sostanza stabilire se, essendo consapevole di una seconda esplosione, chi aveva compiuto la truffa potesse avvisare i pompieri e chi fosse accorso sul posto in seguito alla segnalazione del vicino dopo la prima esplosione, perché ci sarebbe stata una seconda esplosione. Sapevano o non sapevano che il timer sarebbe scattato una seconda volta? Il processo è tutto lì. È qui che gli avvocati che difendono Vincenti e Patrucco  dovranno dimostrare che il loro assistito non poteva sapere della seconda esplosione perché inesperto e convinto che ormai, con la prima, il pericolo fosse finito. E sarà invece compito del Pm e dell’accusa dimostrare il contrario, cioè la consapevolezza da parte dell’attentatore che ci sarebbe stata la seconda esplosione per cui sarebbe responsabile di omissione di soccorso e forse anche di omicidio premeditato. Ma tutto ciò sarà deciso alle prossime udienze. Ieri si è discusso d’altro e la pena sembra giusta.

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