Alessandria – “La Casa è un’esperienza che abbiamo faticosamente costruito e non è nostra intenzione andarcene”. Non potrebbero essere più chiare le parole dell’associazione “Non una di meno”, pubblicate su facebook, ed inerenti al fatto che la Casa delle donne pare avere le ore contate.
Lo sfratto, infatti, sembrerebbe incombere nella sede di piazzetta Monserrato 1, presa in possesso nell’estate del 2018 e nei cui locali la Casa delle donne ha istituito la propria sede.
Alla fine di luglio è intervenuto il consiglio regionale che ha deliberato di nominare un commissario per gestire l’Ipab “Asili infantili Alessandria”, che aveva cessato l’attività nel 2017.
Commissario è Barbara Rizzo, avvocato alessandrino, che per ora dovrà occuparsi di ricerca e ricostruzione della situazione. In base alle normative regionali “le Ipab sono destinate a scomparire e il patrimonio immobiliare dovrebbe tornare al Comune”.
La legge regionale di riordino delle Ipab è dell’agosto del 2017. In quella norma la Regione detta le norme per il riordino delle Ipab e per le modalità di estinzione e trasferimento dei beni, secondo i principi stabiliti dalle norme nazionali. Le Ipab successivamente dovrebbero essere trasformate in aziende pubbliche di servizi alla persona, o in “persone giuridiche di diritto privato”.
Ma la norma prevede anche che “le istituzioni inattive da almeno due anni o per le quali risultano esaurite o non più conseguibili le finalità preposte, vengano estinte”, gli enti così riordinate devono offrire al territorio in cui operano “interventi e servizi mirati a rispondere alle esigenze e ai bisogni sociali emergenti”.
Ed è il caso dell’Ipab di piazzetta Monserrato che appunto ha cessato la sua attività nell’agosto del 2017. Nella delibera regionale c’è anche la data precisa della cessazione della attività: a far data dal 30 giugno 2017 l’Ipab non persegue la propria attività istituzionale stante il ridotto numero di bambini iscrivibili alla scuola per l’infanzia”.
Nel giugno del 2018, le donne di “Non una di meno” occupano l’asilo di Borgo Rovereto, c’è da dire che nei mesi precedenti avevano chiesto a Palazzo Rosso locali in disuso per poter costituire la «Casa delle donne», non ricevendo nessuna proposta. Decisero così di occupare quella sede che nei mesi successivi hanno anche riqualificato per poi organizzati incontri, feste e appuntamenti letterari. Ma di fatto è uno stabile occupato, e in consiglio comunale più di una volta era stato portato in discussione un intervento del Comune per uno “sfratto” senza però arrivare all’azione.
La Casa delle Donne dovrà essere sgomberata, “ma non è nostra intenzione andarcene”
