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Domani 18 agosto ricorre il 74° anniversario della strage comunista di Vergarolla

17 Agosto 2020 REDAZIONE PRIMO PIANO 1167

Domani 18 agosto ricorre il 74° anniversario della strage comunista di Vergarolla

Roma – Ricorre domani, martedì 18 agosto, il 74° anniversario della strage comunista avvenuta sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola. Quel giorno del 1946, alle 14.15, l’esplosione non accidentale di materiale bellico accatastato sull’arenile provocò la morte di 65 persone accertate e 211 feriti, tutti italiani che stavano assistendo a una manifestazione sportiva. I morti in effetti furono almeno un centinaio, ma i cadaveri fatti a pezzi dalla detonazione non consentirono un’identificazione certa delle vittime. Un terzo di loro erano bambini innocenti.
“Fu la prima, e più grande, strage compiuta sul suolo italiano dopo la fine della seconda guerra mondiale – dichiara Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 Febbraio – un atto terroristico contro gli italiani per farli andare via da quelle terre e annetterle alla Jugoslavia comunista. Queste erano le mire del dittatore comunista Tito, che al confine orientale d’Italia attuò una pulizia etnica nei confronti degli italiani e di tutti coloro che potevano costituire un ostacolo ai suoi progetti.
La foto a destra, per lo meno inopportuna, ritrae il nostro Mattarella ad una cerimonia ufficiale mano nella mano col presidente sloveno Borut Pahor, uno degli eredi politici di Tito. No comment.
A 74 anni da quegli eventi – prosegue Merlino – onoriamo le vittime e chiediamo, con forza, la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta e l’apertura di un fascicolo d’indagine da parte della Magistratura. Ricordiamo che il reato di strage non va mai in prescrizione e anche se i colpevoli sono probabilmente già morti, conoscerne i nomi è un dovere per l’Italia democratica nonché un tardivo atto di giustizia nei confronti dei nostri connazionali uccisi o costretti a scappare soltanto perché italiani. Infine – conclude Emanuele Merlino -, chiediamo che il Governo Italiano faccia richiesta, alle Nazioni nate dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia, di aprire gli archivi statali e quelli della polizia politica titina per accertare l’esatta dinamica del tragico evento”.

La foto a sinistra è del quotidiano L’Arena di Pola, periodico italiano vicino al CLN, che avrebbe trasferito la redazione, prima a Gorizia e poi a Trieste, dopo l’annessione della città di Pola e della Dalmazia intera alla Jugoslavia.

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