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Senegalese arrestato 11 volte è a piede libero e non si può espellere

19 Agosto 2020 REDAZIONE PRIMO PIANO 3826

Senegalese arrestato 11 volte è a piede libero e non si può espellere

Torino (Giulia Giraudo) – Prevedere l’obbligo di firma per uno che viene dal Senegal e che è cresciuto tra la Jungla e il deserto, è una barzelletta ma, al di là della battuta, il senegalese di 24 anni Sidibe Temoko, con alle spalle tre pagine di precedenti di polizia, undici arresti e una sfilza di denunce, tra dicembre 2017 e luglio 2020, oltre ad altri due fermi dei giorni scorsi perché si è scagliato contro gli agenti e ha danneggiato le auto di servizio, dovrebbe stare in galera. E invece è libero col solo obbligo di firma e la legge, ormai, non è più uguale per tutti. Cambiate per favore quel cartello che sta dietro lo scranno del giudice ed aggiungete un “non” per cui si leggerà: “La legge non è uguale per tutti”. Infatti se l’amico Sidibe si chiamasse Walter e fosse di Rovigo, non potrebbe girare libero per la città perché i giudici l’avrebbero da tempo sbattuto in collegio. Invece lui no, per lui la legge non esiste e può fare quel che vuole.
Lunedì mattina, nell’aula 58 di Palazzo di Giustizia, è comparso davanti al giudice dopo essere stato arrestato, domenica, nella periferia nord della città. Intercettato dagli agenti del commissariato Barriera Milano, diretto da Raffaele Pietropinto, si è rifiutato di presentare i documenti. Ha aggredito i poliziotti (che sono finiti al pronto soccorso), ha preso a calci la volante, ha chiamato un gruppo di compari senegalesi come lui incitandoli alla rivolta contro le forze dell’ordine. Noi di Alessandria Oggi abbiamo pubblicato la notizia dei fatti avvenuti: https://www.alessandriaoggi.info/sito/2020/08/18/senegalesi-circondano-i-poliziotti-che-finiscono-allospedale-per-evitare-che-arrestino-uno-di-loro-per-spaccio/ , e oggi dobbiamo tornarci sopra, ma non per scrivere che giustizia è stata fatta, che i responsabili dell’aggressione sono finiti dentro, che le volanti saranno presto riparate e gli agenti risarciti, ma per scrivere che quel troglodita africano è di nuovo libero. Per la dodicesima volta. Alla fine dell’udienza, quando il giudice ha disposto per lui l’obbligo di firma, qualcuno gli ha dettato la frasetta di circostanza che ha pronunciato: “Chiedo scusa per come mi sono comportato. Ricordo solo che ero ubriaco e avevo paura”. Non siamo sicuri che abbia capito quello che ha detto, ne avremo la prova al prossimo arresto.

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