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Poche luci e molte ombre sulle Case di Riposo del “Post Covid” in Piemonte

6 Luglio 2021 REDAZIONE Salute 330

Poche luci e molte ombre sulle Case di Riposo del “Post Covid” in Piemonte

Alessandria (Max Corradi) – Come avevamo previsto su questo giornale (come sempre in beata solitudine), nella rete delle Strutture per anziani del Piemonte Sud stanno venendo alla luce, anche a causa della pandemia, molti problemi strutturali irrisolti, retaggio di situazioni che vengono da lontano e che mostrano in tutta evidenza la debolezza del sistema Rsa, soprattutto nel settore pubblico. Da una nostra inchiesta piuttosto accurata e prudente abbiamo potuto riscontrare che alcune (le più piccole e le più deboli dal punto di vista finanziario) hanno già dovuto “tirare giù la serranda”, sia per la massa debitoria che per la crisi degli ingressi, praticamente scomparsi. È questo per esempio il caso della Zavattaro Rho di Borgo San Martino nel Casalese che recentemente ha dovuto chiudere e trasferire altrove i pochi ospiti rimasti, nonostante i tentativi degli Amministratori di trovare soluzioni al deficit e alle debolezze strutturali. Ma altre ben più significative realtà si trovano in situazioni gravissime, in particolare per i debiti contratti con le cooperative appaltatrici (non solo la solita Lercaro di Ovada, pluricommissariata e preda di una battaglia politica fra maggioranza e opposizione nel Comune che dovrebbe supervisionarla). Ci preoccupa soprattutto il buco senza fine della alessandrina Soggiorno Borsalino, un tempo fiore all’occhiello della città di Alessandria e oggi – causa anche la pandemia – in gravi difficoltà, soprattutto essendo venuto a cessare il decennale contributo regionale e il sostegno delle Istituzioni Bancarie e pur in presenza di un ottimo sistema assistenziale interno . Ma, anche qui, i suoi problemi vengono da lontano e forse dalla mancanza di coraggio dei pur corretti amministratori che non hanno saputo, o voluto, rompere con le logiche gestionali del passato che hanno causato anche disavventure giudiziarie, oggi molto ridimensionate, ma che hanno pesato in scorcio di fine ventennio. Segnali preoccupanti giungono anche dalla Cesare Battisti di Casale, soprattutto ora che il Comune di Casale Monferrato, che l’ha sempre finanziata, non sembra più in grado di sostenerla. È poi notizia degli ultimi giorni – già anticipata giorni fa dal nostro giornale (come al solito in beata solitudine), l’ennesimo cambio di commissario alla Casa di Riposo della Città di Asti, la più grande del Piemonte Sud con oltre trecento posti letto. Il nuovo Commissario, l’alessandrino dottor Mario Pasino, notissimo manager della sanità regionale e locale di altissimo prestigio e sicure competenze, si troverà di fronte una situazione deficitaria grave (non certo dovuta alla direzione tecnica della struttura e allo staff ma a un crollo ormai strategico dei rapporti con il Ssn e delle risorse dallo stesso trasferito). Si dà per certa ormai la necessità di cederne la gestione a privati (per sessanta anni, un esproprio definitivo, insomma)  in grado di ripianare il deficit (ovviamente si spera con tutte le garanzie del caso, gara pubblica e controlli rigorosissimi dei partecipanti, anche per evitare sgradite infiltrazioni di imprese non trasparenti in un settore già martoriato e totalmente abbandonato dalla Regione Piemonte). È un quadro generale, questo, veramente critico su cui il nostro giornale vigilerà, senza polemiche verso commissari e amministratori o gestori che si trovano a combattere a mani nude una guerra dovuta a una situazione gravissima, causata anche dalla Pandemia, e a cui la Regione Piemonte (ma va?) ha risposto con provvidenze esigue, persino offensive, al limite del ridicolo, finanziamenti dieci volte inferiori a quelli messi in campo, per esempio, da Lombardia, Emilia Romagna e Liguria. Noi cerchiamo di fare bene i giornalisti, con coraggio, con competenza, pronti a darle ea prenderle, nello spirito irrinunciabile di fare libera informazione a favore dei cittadini e di spronare le autorità centrali a intervenire per salvare patrimoni e servizi pubblici di proprietà della gente.

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