Torino – Cresce sempre di più, in Piemonte, il fronte contrario all’inceneritore previsto a Cavaglià, nel biellese, il cui progetto è stato pubblicato la scorsa settimana sul sito della Provincia di Biella.
Si parla di un impianto che all’anno potrà trattare 278.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi per la produzione di energia elettrica e termica mediante combustione.
Diversi gruppi ambientalisti si sono, infatti, detti contrari a questa iniziativa della società A2A per gli inquinanti che saranno dispersi nell’aria dopo la combustione e per la ricaduta dei medesimi su terreni dediti all’agricoltura. Ventinove sindaci di paesi in provincia di Biella, Vercelli e Torino hanno scritto, nei giorni scorsi, al presidente della Regione Alberto Cirio affinché si possa fermare il progetto. E Cirio, da parte sua, la scorsa settimana ha dichiarato la sua contrarietà al termovalorizzatore in questa zona agricola, per la gioia degli ambientalisti che hanno rilanciato la notizia sui social.
Questione delicata, insomma, ma la speranza, come anche sottolineato da Lucia Scagnolato, consigliere di minoranza di Cavaglià, è che i vincoli sull’area di ricarica delle falde della Valledora siano mantenuti, ma soprattutto si spera in una presa di coscienza della Provincia di Biella, nella sua capacità di trovare soluzioni alternative all’incenerimento dei rifiuti. L’esempio che pone la Scagnolato è quello della Provincia di Vercelli, i cui vertici politici hanno detto “no” a nuove discariche. Sulla stessa linea di pensiero anche il Movimento Valledora.
Intanto, nel paese del biellese, i cittadini hanno iniziato la loro protesta affiggendo i primi manifesti per dire “no” al termovalorizzatore.
Il Consiglio comunale di Cavaglià ha approvato una delibera in cui si dice contrario al progetto, allineandosi così ai 29 Comuni che hanno scritto al presidente Cirio affinché si fermi lo sfruttamento di quest’area già costellata di cave e discariche.
Anche Cirio dice no al progetto dell’inceneritore a Cavaglià
