Serataccia sabato per i Grigi allo stadio Senigaglia di Como. L’Alessandria ha perso per 2-0 e la partita ci ha confermato alcune realtà scomode e a nulla varranno i soliti futuri silenzi di chi invece certe spiegazioni ce le deve dare. Nella conferenza stampa di fine partita (il sindacato va di moda in questi giorni e c’è chi, fra i giornalisti, si sente investito del ruolo di sindacalista a tutto tondo, tifosi compresi…) un nostro cronista, a mo’ di Rosa Luxemburg, ha chiesto a Longo come giustifica la prestazione insufficiente della sua squadra (che poi, a ben vedere, è anche “la nostra”) davanti a tanti sportivi che hanno seguito i Grigi in riva al lago. I nostri ragazzi, e soprattutto il Mister, non devono giustificare un bel niente e, se proprio lo vogliono fare, lo facciano con il loro datore di lavoro, visto che non è certo l’impegno dei giocatori in discussione. Vero è invece che sono altri adesso chiamati a dare risposte. Risposte dovute non solo a quei tifosi che seguono la squadra in trasferta, ma a tutti gli appassionati, agli sponsor che stanno condividendo l’avventura in cadetteria con la Società e a una città intera. Intanto qualcuno ci spieghi come mai, se la sosta in campionato potrebbe servire anche per recuperare gli infortunati, a casa nostra invece i giocatori leggermente infortunati non recuperano nelle due settimane; in compenso, a campionato fermo, qui da noi ce ne sono che si rompono proprio durante la sosta, andando a rimpinguare le fila degli indisponibili. Non mi pare che il Mister sia la persona giusta per dare risposte in questo senso. Sono altri a dover studiare il problema (è un problema che si trascina da anni) e cercare di risolverlo, senza usare il sistema di mettere la spazzatura sotto il tappeto, coprendo tutto con avvilenti “no comment”, che sanno tanto di “non disturbate il manovratore”. Sempre che queste costanti non siano un problema costituzionale legato ai giocatori ingaggiati. Potrebbero essere che alcuni si siano rivelati logori e altri non in grado, dal punto di vista fisico ed emotivo, di reggere i ritmi e l’intensità degli allenamenti suggeriti da Longo, o meglio, dalla categoria. Un nome per tutti: Bellodi. Il ragazzo, un difensore centrale del 2000 scuola Milan, è stato ingaggiato l’estate di due anni or sono grazie a un prestito biennale (?!?). L’anno scorso, fra un problemino e l’altro, accumula 14 presenze (presenze, non partite). In questa stagione è sparito dai radar, vittima di non si sa che cosa e non si sa quando sarà recuperato. O almeno, qualcuno forse lo sa ma si guarda bene dal dirlo, temendo una topica. La responsabilità, questo è certo, non può essere appoggiata al mister il quale allena tutti con le stesse modalità. Ecco, dire pubblicamente le verità per quanto scomode: sarebbe quello il modo per dimostrare la giusta considerazione nei confronti di chi paga il biglietto per sostenere la squadra. Invece sentiamo ragliare certi sindacalisti da operetta che, anziché fare domande del cazzo alle persone sbagliate, dovrebbero cercare di dare risposte ai loro lettori o ascoltatori. E, guarda caso, i problemi di comunicazione nascono sempre quando la squadra entra in crisi di risultati…. curioso no? In realtà certi problemi nascono ben prima della partita e non dopo, ma prima nessuno osa parlarne, quasi fosse ancora in vigore il reato di Lesa Maestà. Adesso abbiamo davanti due partite casalinghe consecutive e non importa indovinare il giorno prima la formazione che Longo intende schierare (gioco di società inutile e idiota) ma sarebbe bello sapere gli umori della squadra, come si è allenata in settimana e se la “vis pugnandi” dei giocatori sia rimasta intatta. A quello servirebbero, pensiamo, i media e i giornalisti. Il Como, rispetto a quello che abbiamo incrociato la stagione scorsa, ha cambiato tanto in questa stagione, tenendo conto che la sua punta di diamante, il bomber Cerri, era fuori uso. I nostri migliori elementi a Como invece sono stati i giocatori che militavano qui anche in C. Il nostro portiere è stato di gran lunga il migliore in campo seguito a ruota da Parodi, un mediano incontrista, che ha marcato “a cane lupo” tal Kraija, centrocampista pure lui: vorrà pur dire qualcosa o no? Abbiamo subìto il gol del vantaggio al 3’ della ripresa: avevamo 50’ minuti davanti per tentare di pareggiare. In realtà, per quello che abbiamo visto in campo, di Gori, portiere degli azzurri, non siamo riusciti a capire se fosse dotato delle mani come tutti i suoi colleghi, oppure fosse monco. Adesso qualcuno si lamenterà della prestazione opaca di Marconi, ma questo ragazzo ha tenuto il campo da solo contro mezzo Como, servito esclusivamente dai rinvii di Pisseri o dei nostri terzini e mai accompagnato dai centrocampisti. I nostri mediani (Casarini e Palazzi) desaparecidos, non sappiamo se per colpa loro o perché la palla viaggiava a mo’ di drone in operazione di pattugliamento sopra le nuvole. Lo stesso vale per gli esterni: quando catturavano la palla (poche volte, invero) lo facevano da fermi e poi la portavano avanti senza costrutto, dimenticando che nel calcio, dove possibile, esistono pure le triangolazioni. Ok, ma pure loro con chi sono in grado di dialogare se la mediana sabato era assente? Abbiamo giocato male, peggio del solito, è vero, ma non credo si possa chiamare in causa il lavoro o le scelte di Longo: il Mister ha dimostrato in altre situazioni, in altri tempi e su altre piazze di essere un allenatore con i controcazzi e non crediamo sia impazzito durante la sosta. Non pensiamo però sia in grado, come tutti gli altri mister, di far diventare un giocatore di categoria chi non ha né la stazza fisica né le qualità tecniche e psicologiche per esserlo. Il fatto poi che abbia rinnegato la costruzione dal basso o la difesa alta è perché questa squadra ora non si può permettere certi atteggiamenti. Così come manca la potenzialità di stringere alle corde ogni tanto l’avversario o dimenticare il catenaccio. Non pensiamo che questi atteggiamenti siano comportamenti rinnegati dal Longo-pensiero ma scelte suggerite dall’umiltà, volte ad utilizzare al meglio il materiale umano e tecnico a disposizione. Se poi, ancora una volta in questo campionato, i cambi durante la partita servono per peggiorare la situazione e dalla panchina non abbiamo ancora visto un nuovo entrato contribuire a raddrizzare la barca pensiamo che il problema non si possa appoggiare al tecnico vittima di questo vulnus bensì a colui il quale ha allestito in estate questo organico. Almeno su questo chi di dovere ci risponda o dobbiamo accontentarci, come sempre, di quello che dicono certi palafrenieri di professione via FB, lasciando intendere che l’attuale DS è un dipendente “a responsabilità limitata”, quindi incolpevole riguardo queste situazioni? Della serie: “io avrei fatto altre scelte ma non me le hanno lasciate fare…”. Oppure la storiella, dispensata ad arte su Fb dai soliti noti, secondo la quale Alessandria sarebbe una piazza “poco attrattiva” per i giocatori di categoria. Questo è un volgare insulto al buon senso e all’intelligenza del tifoso medio, una bugia destinata a rappresentare un comodo alibi per coprire incapacità, pigrizia e mancanza di una sicura professionalità di qualche dirigente apicale. Quindi, anche quando abbiamo conquistato la B, in realtà la squadra l’avrebbe fatta qualcun altro? E se fosse vero l’esatto contrario? Pisseri, ad esempio, chi lo ha scelto? Gregucci o Artico? Falso problema: in una qualunque società di calcio è il DS incaricato (e pagato) per costruire la squadra. Ma se non può fare a modino il suo mestiere? Che ci sta a fare lì? Il pesce in barile, buono per farsi spernacchiare dagli sportivi locali e dagli addetti ai lavori altrui? Ai posteri l’ardua sentenza. E magari ai giornalisti pure l’onere di parlare di calcio e non di limitarsi a dire quello che tutti noi siamo in grado di vedere e sapere, appunti di viaggio alla Marco Polo compresi.
Dimenticare Como? Meglio di no
