Arquata Scrivia – La Procura della Repubblica di Forlì sta indagando sulla morte di Matteo Iozzi, il ragazzo di 19 anni residente ad Arquata Scrivia con la famiglia deceduto nel 2016 per un infarto mentre era a Longiano, in Romagna, nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Aveva deciso di diventare volontario dell’associazione anche per affrontare la sua depressione che lo aveva portato a diventare obeso a causa del bullismo subito da bambino. Sulla sua morte i genitori, Giuseppina e Giovanni, assistiti dall’avvocato Carmelita Morreale del Foro di Palermo, nutrono molti sospetti per cui hanno sporto denuncia presso la procura di Forlì, dove nei giorni scorsi è stata depositata la perizia del dottor Franco Zuppichini, il perito della famiglia, secondo il quale il giovane poteva salvarsi se solo “fossero stati disposti dei semplici esami del sangue per rilevare la grave acidosi e disidratazione che Matteo lamentava già da almeno una settimana prima del suo decesso”. Infatti dall’analisi delle urine eseguite dopo la morte del giovane è emersa una positività alle benzodiazepine, cioè ai sedativi, mai prescritti da nessun medico per Matteo, che seguiva invece una terapia contro l’obesità, sostanze che, secondo gli inquirenti, Matteo aveva assunto poche ore prima del decesso.
Morto d’infarto a 19 anni, ma per il perito poteva salvarsi
